CloudVirtualizzazione

Spagnolatti (BPS), dalla virtualizzazione al cloud ibrido. Un percorso di digital transformation

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

VMworld 2016 – Banca Popolare di Sondrio (BPS) ha iniziato il suo percorso di trasformazione digitale nel 2005. Lo racconta Piergiorgio Spagnolatti, Head of Infrastructure BPS. Approdo al cloud ibrido e a una vera attitudine DevOps nella gestione delle applicazioni saranno i prossimi step

Banca Popolare di Sondrio ha iniziato il proprio percorso di innovazione infrastrutturale nel 2005, con le soluzioni VMware. A VMworld 2016 è stata portata ad esempio come istituto finanziario che ha saputo interiorizzare nel proprio DNA, tra le prime in Italia, le dinamiche di digital transformation con cui oggi è indispensabile fare i conti per sopravvivere.

Ne parliamo con Piergiorgio Spagnolatti, Head of Infrastructure BPS, che spiega: “Sì, il nostro percorso è iniziato molto presto, soprattutto rispetto ad altre realtà italiane. Siamo partiti con VMware ESX server 2.5, portandovi i workload di produzione, e già si può parlare dei primi progetti di virtualizzazione; poi nel 2007/2008 il volume virtualizzato è cresciuto e quasi senza accorgersi oggi il 99,5 percento dei carichi della Banca sono virtualizzati su VMware. Per noi è un passaggio più che consolidato”.

spagnolatti
Piergiorgio Spagnolatti (BPS), Head of Infrastructure

BPS, i cui data center sono due, uno a Berbenno in Valtellina, e un altro a Rozzano presso Telecom Italia, ha quindi virtualizzato alla prima occasione con ESX 2.5. Nel tempo sono emerse altre necessità specifiche per esempio legate alle problematiche di business continuity, e così, è arrivato vCenter,cui BPS ha aggiunto Site Recovery Manager (per le problematiche di disaster recovery). Per Spagnolatti queste scelte si sono rivelate un vero toccasana perché già a fine anni 2000 (nel 2007), con l’attenzione posta dalla Banca d’Italia su queste problematiche, BPS si è trovata in posizione avvantaggiata. Il problema maggiore infatti era che un approccio tradizionale al disaster recovery con l’aumentare dei workload sarebbe stato improponibile.

E’ stato poi introdotto VMware vRealize Operation per il monitoring dell’infrastruttura di virtualizzazione (nel 2011) e di recente BPS ha intrapreso un percorso con un progetto oramai compiuto su NSX che dovrebbe portare BPS a virtualizzare la rete su tutto lo stack dei data center utilizzati.

I vantaggi della virtualizzazione della rete

Per Spagnolatti la virtualizzazione della rete è scelta irrinunciabile, dettata prima di tutto dalle caratteristiche di sicurezza implementabili con NSX, e dalla volontà di isolare gli ambienti applicativi, con networking e sicurezza in un’unica bolla. La sfida per Spagnolatti è “isolare i perimetri di applicazioni con la parte di network virtualization e sicurezza in un unico ambito”, cosa che consentirebbe la piena fruibilità in mobilità degli applicativi e dei servizi.

Un’altra azione importante per Spagnolatti è l’implementazione di vRealize Automation per la governance piena del private cloud in modo da tendere all’ibrido. Non si tratta solo della realizzazione di una piattaforma Iaas interna, ma della revisione complessiva dei processi di LifeCycleManagement in una vera ottica di automazione. Spagnolatti: “Sì, vogliamo puntare a un modello di consumo applicativo fortemente orientato al cloud anche per le applicazioni”.

Degli sforzi BPS, all’utente finale arriva la certezza di affidarsi a una banca dove non c’è downtime, potere fare conto su un’infrastruttura che si evolve senza necessariamente introdurre nuovi servizi disallineate dalle performance, per garantire  l’impatto zero all’utente. Invece, per quanto riguarda i dipendenti gli sforzi per semplificare hanno portato a consistenti benefici sfruttando le tecnologie di virtual desktop, prima di tutto su alcune postazioni critiche (secondo le indicazioni di business continuity della Banca d’Italia) abilitate con VMware Horizon. I vantaggi si riassumono velocemente: si aumenta la possibilità di fare mobilità nell’accesso alla postazione, la sicurezza, i costi e i tempi di intervento sono abbattuti.

La domanda, considerati gli annunci a VMworld 2016 Europe è d’obbligo: “Che cosa BPS porterebbe sul cloud ibrido?”. Spagnolatti: “Stiamo ragionando secondo diversi criteri, prima di tutto valutando quali potrebbero essere per noi i player validi per la nostra estensione ibrida. Certamente anche con la considerazione di AWS (o IBM), partendo da VMware, poi però l’analisi importante riguarderà le applicazioni ‘spostabili’”.
Ce ne sono infatti che si prestano, ma anche che non si prestano e BPS procede dopo aver ideato una sorta di ranking per testare e classificare l’elasticità dell’applicazione stessa e quanto sia facilmente separabile infrastruttura.
Come tantissime banche, BPS utilizza ancora il mainframe in outsourcing di IBM; saranno da valutare quindi i relativi problemi di latenza. Un altro aspetto che spinge verso l’ibrido sono le problematiche di Application LifeCycle Management, quanto i team siano pronti ad essere agili nello spostare i loro workload. Spagnolatti: “Le applicazioni negli ultimi venti anni hanno vissuto in ambienti finiti e predefiniti tempi di percorso: ideazione, sviluppo, collaudo. I cambiamenti sono sempre vissuti sempre come epocali, ancora con poca flessibilità DevOps”. Diverse dinamiche concorrono e si scontrano rispetto alla strategia di adozione del public cloud, ma il driver maggiore arriva proprio dalle dinamiche che vendono nel cloud pubblico il senso primo per far funzionare meglio le cose.

Per Spagnolatti non ci sono dubbi: “Le app e i servizi di mobilità per gli utenti esterni sono spinte dal mondo in evoluzione dell’internet banking, ma molto di più dagli utenti stessi che vogliono coerenza tra quanto fanno in filiale e quanto vorrebbero fare con l’app. Sul fronte interno invece si pongono tematiche importanti da calare in un ambiente enterprise”. BPS è anche cliente AirWatch, ancora prima dell’acquisizione. Dal punto di vista della gestione dei dispositivi oramai la preoccupazione non è nemmeno più sulla protezione del dispositivo singolo, ma sulle policy di sicurezza. Ora l’integrazione strategica di VMware delle soluzioni NSX con il resto dell’ecosistema piace in modo particolare, perché offre la possibilità di legare un’applicazione ai suoi percorsi di rete possibili e non ad altri. La sfida invece è rispettare le aspettative degli utenti rispetto ai tempi di sviluppo…

I percorsi di azione per il futuro

La virtualizzazione delle operazioni in rete con NSX resta al momento, per Spagnolatti, una vera miniera di possibilità: security, load balancing, off loading, encryption, firewall, non devono più essere componenti di infrastruttura ma funzioni degli ambienti applicativi. Ci si sta arrivando.

Un altro ambito importantissimo è legato alla tematica dei container, VMware sta cercando di colmare il gap tra piattaforma tradizionale di computing e i workload alla Docker… Qui c’è davvero tanto da fare. Gli utenti premono e non sempre la velocità della proposta del vendor è all’altezza sulle tempistiche. Chi lavora sui container ha già una mentalità completamente DevOps, VMware deve continuare a correre.