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IBM Q, il quantum computing si fa più concreto

Giornalista e collaboratore di TechWeekEurope, si occupa professionalmente di IT e nuove tecnologie da oltre vent'anni e ha collaborato con le principali testate italiane di settore

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Big Blue ha annunciato lo sviluppo dei sistemi di quantum computing IBM Q, che saranno disponibili via cloud

IBM ha fatto un importante passo avanti verso la “democratizzazione” dei sistemi di elaborazione quantistica. La novità del momento sta nell’annuncio dello sviluppo di sistemi di quantum computing – denominati IBM Q – che saranno messi a disposizione attraverso la piattaforma IBM Cloud. È un progetto che estende notevolmente il precedente Quantum Experience, perché intende rendere disponibili quantum computer più complessi e non solo alle università e ai ricercatori.

L’idea è in sostanza quella di avvicinare concretamente al quantum computing le aziende attraverso IBM Q. Big Blue ritiene infatti che i vantaggi dell’elaborazione quantistica siano potenzialmente interessanti per tutti. Le applicazioni che considera come più interessanti a breve-medio termine, anche grazie all’esperienza maturata con Quantum Experience, sono nel campo della chimica molecolare e della scoperta di nuovi materiali, ma anche in settori più vicini alle aziende “normali” come la sicurezza attraverso la cifratura, l’ottimizzazione della logistica o la gestione del rischio in campo finanziario.

Il quantum computer di IBM
Il quantum computer di IBM

Non è un caso che alcuni di questi campi siano già oggetto di applicazione delle tecniche di intelligenza artificiale. I sistemi IBM Q sono considerati anche come la base per potenziare le funzioni di machine e deep learning, potendole così applicare anche dove i dati da analizzare sono troppi o troppo complessi per le soluzioni classiche. O troppo pochi per far emergere chiaramente un modello del fenomeno analizzato.

Per il momento IBM Q rappresenta ancora una strada di evoluzione pragmatica, in cui il quantum computing è considerato come un “acceleratore” dell’elaborazione classica. Tom Rosamilia, Senior Vice President IBM Systems, ha ad esempio spiegato che la società vede i sistemi IBM Q “lavorare di concerto con i classici sistemi ad alte prestazioni, per affrontare problemi che al momento non sono risolvibili ma che hanno un enorme valore”.

Il processore a 5 qubit di IBM
Il processore a 5 qubit di IBM

È anche una questione di scala. Sinora IBM ha messo a disposizione via cloud un sistema con 5 qubit. Una nuova versione del simulatore di Quantum Experience permette ora di arrivare a 20 qubit ma è ancora troppo poco per supportare sistemi autonomi di quantum computing. Si ipotizza che un sistema del genere debba avere almeno 100 qubit e per il momento IBM prevede solo di realizzare sistemi IBM Q con una cinquantina di qubit “nei prossimi anni”. I più ottimisti tra gli osservatori di mercato ipotizzano però che ai cento qubit si possa arrivare già verso il 2019.

Ma IBM non può fare tutto da sola e IBM Q dovrà sviluppare un suo ecosistema di partner tecnologici per crescere velocemente. Servono innanzitutto sviluppatori e ricercatori che creino linguaggi, piattaforme e interfacce applicative per creare un ponte verso i sistemi di elaborazione tradizionali. Quantum Experience è servito anche per questo, con i suoi circa 40 mila utenti e 275 mila esperimenti completati, e IBM ha annunciato proprio una nuova API per collegarlo ai sistemi IT tradizionali. È un primo passo. Dalla collaborazione invece con le aziende potenziali utenti nasceranno i casi d’uso per le applicazioni del quantum computing, collaborazione pr cui IBM ha creato il consorzio Research Frontiers Institute.