CloudDatacenterServer

HPE Server Gen 10, sicurezza e prestazioni per la Digital Transformation

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Con i server Gen 10, HPE mette a terra a partire dal ferro i cardini della strategia: risorse di computing al servizio dell’IT ibrido, sicurezza, tutta la flessibilità di servizio che serve per pagare a consumo, anche con la macchina on-premise

“Siamo davanti a un momento di forte accelerazione digitale, per HPE è anche occasione di rifocalizzazione dell’azienda per un rilancio della proposta tecnologica di innovazione a 360 gradi” – così Stefano Venturi, Corporate Vice President e Amministratore Delegato di HPE Italia, esordisce in occasione del lancio ufficiale della nuova generazione di server Gen 10.

Lo scenario è sfidante, HPE deve accettare di giocare su un terreno in cui si fanno sentire anche nuovi competitor e servire le aziende con il focus su tre pilastri strategici.
Il primo: l’IT deve essere ibrido, in un continuum operativo tra l’interno e l’esterno dell’azienda, per favore un’esperienza IT liquida. La seconda punta del tridente è l’Intelligent Edge, riuscire cioè a porre l’intelligenza sul bordo, vicino agli oggetti (in ambito IoT), a risolvere e dipanare là la complessità dei dati e le problematiche di sicurezza. Il terzo pungolo strategico di HPE sono i servizi, per abilitare i partner ad accelerare la trasformazione nelle aziende e il passaggio dalle vecchie alle nuove tecnologie. 

Stefano Venturi, AD HPE Italia in occasione del lancio HPE Server Gen 10
Stefano Venturi, AD HPE Italia in occasione del lancio HPE Server Gen 10

Una strategia che declinata nel nostro Paese è ancora più critica. Prosegue allora Venturi: “In Italia per questo abbiamo dato il via a un piano di investimenti per oltre 10 milioni di euro, alla costruzione di laboratori di prossimità, vicino ai clienti e assieme ai partner (si tratta di 20 laboratori in dieci regioni, per ora, ma l’idea è di espandere la proposta), con la certezza che vincerà chi saprà lavorare in ecosistema”. 

HPE con Assolombarda vuole inoltre portare cultura digitale nel Paese, anche con i progetti di alternanza scuola/lavoro, e ovviamente prosegue il suo viaggio di innovazione con le nuove proposte tecnologiche, al centro del tema odierno.

Con l’annuncio dei server Gen10, la nuova generazione Industry Standard, open, le cui caratteristiche base sono presentate in estrema sintesi proprio da Venturi: “Flexible Capacity, poi la possibilità di portare la tecnologia presso i clienti, in una sorta di offerta di cloud on-premise dove la macchina sta dal cliente ma viene pagato solo il suo reale utilizzo, e ancora le rinnovate capacità di calcolo, frutto di una strettissima collaborazione con Intel, non solo per il tuning delle Cpu, ma anche nell’ambito della sicurezza”.
I server HPE Gen 10 infatti integrano una sorta di impronta digitale unica diversa per ogni server, a protezione del firmware e del BIOS della macchina.
La sicurezza, come focus primario quindi: negli ultimi anni il tema suscita finalmente una maggiore attenzione rispetto al passato, i dati dei rapporti dei vendor, e non solo, lo confermano.

L’ultima edizione del Rapporto Clusit per esempio evidenzia circa 9 miliardi di danni nell’ultimo anno nel nostro Paese per il cybercrime, e un primo semestre 2017 in cui si sono già contati circa 500 attacchi considerati gravi. Ciò che conta è però il cambiamento di un modello. Nell’era cloud nessuno sembra ritenere di avere più la capacità di investimento necessaria per “mettersi al sicuro”, e preferisce esternalizzare e spostare il rischio su chi offre servizi in economia di scala. Questo anche per l’evoluzione nella tipologie delle minacce, che da un lato vedono sì la consumerizzazione del cybercrime, ma dall’altro anche sofisticate sfide, per esempio proprio in ambito IoT.

  HPE Gen 10, il senso di una proposta hardware sartoriale

Quindi servono prestazioni, sicurezza e un’offerta sartoriale. Nella proposta server Gen 10 di HPE, sul ferro, prendono sostanza le strategie del vendor. L’offerta – che fa dell’ingegnerizzazione delle componenti con il software un punto di forza – è indirizzata nei diversi modelli dai cloud provider, alla piccola e media impresa, a chi ha bisogno di prestazioni in ambito HPC, a chi non solo ha bisogno di risorse di calcolo sui al top, ma anche di analisi dei dati. E su misura.

HPE ha lavorato su tre aspetti: Workload Matching, Jitter Smoothing e Core Boosting. I server Gen 10 permettono il tuning del BIOS secondo diversi profili  per assecondare specifici workload; Jitter Smoothing consente invece di mitigare le fluttuazioni di frequenza quando si richiede il massimo delle performance riducendo la latenza applicativa, e infine grazie alle caratteristiche di Core Boosting è possibile massimizzare le performance di tutti i core del processore, con una migliore gestione dei costi quando non si utilizzano tutti i core della macchina. Alla base c’è ovviamente la nuova proposta Intel Xeon di Intel, presentata a luglio in Italia, con tutti i relativi benefici (qui l’approfondimento di Silicon). 

HPE Apollo Gen 10
HPE Apollo Gen 10

Per quanto riguarda la sicurezza invece, il costante monitoring sul firmware e il design Root of trust su ogni macchina qualificano al momento HPE come l’unico fornitore a disporre su silicio di un’impronta digitale che garantisce che il server non possa essere avviato con un firmware compromesso, ma allo stesso tempo il rilevamento delle minacce al firmware permette di avere praticamente in tempo reale la notifica di una violazione e la possibilità di eseguire automaticamente il ripristino a uno stato appena precedente la violazione per tornare operativi, sullo stesso server in rapidità.

I server Gen 10 di HPE inoltre implementano gli algoritmi della CNSA-Suite, per mantenere in ogni caso riservate le informazioni nel server. 
Infine HPE, a vantaggio delle performance applicative ha migliorato ulteriormente le tecnologie Scalable Persistent Memory con un livello Dram in grado di accelerare le applicazioni in esecuzione granulare a 16 Gbyte, un livello flash persistente e al servzio del backup per lo spostamento veloce dei dati dalla Dram, e quindi la possibilità di un maggiore volume di informazioni elaborate in memory ma con persistenza.