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Verso il cloud, quali passaggi da compiere per fare il salto

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Inchiesta Cloud, terza e ultima parte – Adottare il cloud prevede un percorso complesso e graduale di trasformazione. Chi propone un framework, chi consulenza e partner a supporto dei clienti. Ecco gli strumenti per aiutare le aziende messi in campo da Fujitsu, Microsoft, Ibm, Oracle, Intel, Dell Emc, Vmware, Amazon Web Service e Red Hat

Quando parliamo di cloud, i dati sul mercato abbondano. Sono di questi giorni le previsioni di Idc e di Gartner sull’andamento del mercato del cloud pubblico (in crescita a tendere al 2020) dove la componente infrastrutturale e quella applicativa portano a stimare una crescita che oscilla tra il 18% e il 21% quest’anno. Il cloud ibrido, parte di questa strategia di avvicinamento, vede le aziende impegnate nell’evolvere la propria infrastruttura IT in un modello as a service, in grado di rispettare gli investimenti fatti finora e di integrare la vecchia IT con la nuova, per portare in cloud parte del business.

Un percorso di avvicinamento che, come ha sottolineato la nostra inchiesta nelle due puntate precedenti, vede i clienti preferire soluzioni che conservino l’esistente e nello stesso tempo innovino alcuni processi, dal momento che vogliono sì svecchiare la loro infrastruttura e adottare nuove modalità di business, ma vogliono anche iniziare un processo di digital transformation.
Il livello di adozione del cloud (parte prima dell’inchiesta) e il compromesso del cloud ibrido (parte seconda) devono però trovare un punto comune per evolvere: le aziende devono definire una roadmap verso il cloud, in termini di tempo, tecnologia, investimenti da fare, scelte da attuare. Una roadmap definita con l’aiuto di vendor e cloud provider  da impostare anzitempo, in un viaggio che sostengono in molti celebrerà l’egemonia del cloud pubblico nel 2025, ma che i prossimi cinque anni sarà sbilanciato verso il cloud ibrido, con la coesistenza tra pubblico e privato.

Abbiamo chiesto a nove manager che si occupano di strategie cloud nelle aziende IT  – Fujitsu, Microsoft, Ibm, Red Hat, Intel, Dell Emc, Vmware e Amazon Web Service, Oracle – di  definire una roadmap verso il cloud per clienti e aziende. Il punto di partenza per tutti è un’analisi accurata degli asset che un’azienda ha, tenendo presenti gli obiettivi da raggiungere.

Non trascurare sicurezza e normative

Spostarsi verso il cloud significa affrontare un percorso di trasformazione complesso che richiede innanzitutto un’analisi strutturata degli obiettivi che ci si prefigge di raggiungere. Occorre infatti avere ben chiaro cosa si stia cercando nel cloud, se ad esempio si vuole ottenere una riduzione dei costi o se si sta cercando di gestire i rischi legati all’IT.

Luca Zerminiani, Senior Systems Engineering Manager VMware Italia
Luca Zerminiani, Senior Systems Engineering Manager VMware Italia

Una volta definiti gli obiettivi – precisa Luca Zerminiani, Senior Systems Engineering Manager VMware Italiaoccorre passare a un’analisi che porti a capire quali sono i passaggi da affrontare. Il consiglio è di non soffermarsi sulla sola tecnologia da adottare, ma guardare anche alla sicurezza, alla compliance normativa e alle competenze  delle persone. In caso contrario c’è il rischio di adottare soluzioni tecnologicamente avanzate, ma non gestite e quindi di spostare solo la complessità che invece si aveva in mente di gestire con quelle soluzioni. Solo così, procedendo per passi, si potrà beneficiare della flessibilità e dell’efficienza offerta dall’ambiente cloud”.

In ogni caso, il passaggio al cloud non potrà mai essere immediato, ma qualsiasi trasformazione dovrà  avvenire in maniera graduale e dovrà coinvolgere chi acquista la tecnoglia ma anche le linee di business.  “Noi crediamo che una roadmap di adozione del cloud debba essere presente sulla scrivania di ogni Cio – esordisce Vito Leotta, Cloud Services Manager di IBM Italia -. È fondamentale che le aziende definiscano in primo luogo la propria Cloud Strategy”  con strumenti, pratiche e metodologie per individuare qual è il livello di maturità del proprio IT rispetto all’adozione del cloud e quale siano i workload che, portati in cloud, possano sviluppare i maggiori benefici nell’ambito di una specifica realtà aziendale, con la propria identità tecnologica e organizzativa.

Vito Leotta, Cloud Services Manager di IBM Italia
Vito Leotta, Cloud Services Manager di IBM Italia

“Tutto ciò diventa valore differenziante quando si indirizza la più completa integrazione tra il cloud e le componenti del sistema informativo on premise – precisa Leotta -. I servizi multi-sourced che compongono un sistema informativo ibrido devono poter interagire, scambiare dati, essere controllati e governati in modo omogeneo, con gli stessi strumenti e nel rispetto degli obiettivi di Sla e sicurezza che l’azienda richiede. IBM propone una suite di strumenti per l’automatismo dell’IT, l’orchestrazione dei processi operativi e il brokerage di servizi cloud, la cui scelta, implementazione e messa in opera è realizzata da servizi a valore dedicati”.

Sull’integrazione tra cloud e on premise insiste anche Luigi Scappin, Sales Consulting Director di Oracle Italia: si tratta di passare da un approccio al cloud di tipo tattico a un approccio di tipo strategico, sempre più connesso a tutti i processi di business, inclusi in prospettiva i processi mission critical.

Luigi Scappin_Oracle Italia
Luigi Scappin_Oracle Italia

“I tempi sono ormai maturi e le aziende sembra che lo abbiamo compreso – racconta -. Integrare cloud e on premise e cloud con cloud, estendere le applicazioni Cloud con servizi evoluti grazie al PaaS, sfruttare lo sviluppo Dev Ops per aumentare performance, affidabilità, agilità e innovazione sono le vere potenzialità di una strategia cloud matura che consente alle aziende di trasformarsi in ottica digitale. Un’evoluzione possibile perché oggi ci sono tutte le garanzie di sicurezza e protezione dei dati e tutti gli strumenti per fare in modo che si possa ridurre il carico sui dipartimenti IT che la trasformazione digitale porta in termini di risorse, complessità e governance”.
Secondo Scappin le aziende che vogliano sfruttare davvero al 100% il cloud per crescere non devono temere di affrontare anche la trasformazione digitale delle loro applicazioni e dei servizi critici. Così come non devono temere che le performance non siano adeguate alle loro esigenze anche per le richieste più severe in termini di sicurezza, affidabilità, potenza di calcolo. “Per garantire questo salto stiamo espandendo rapidamente la realizzazione dei nostri data center dedicati esclusivamente alle necessità cloud dei nostri clienti in tutto il mondo, abbiamo appena annunciato al Cloud World a New York che nei prossimi sei mesi saranno online due nuove strutture in Europa, a Londra e Francoforte precisa Scappin.

Consulenza e analisi

Lo avevano evidenziato anche i nostri lettori che affidarsi a un cloud provider o a un system integrator è la prima mossa che fanno nel percorso verso il cloud. Perché anche i framework più puntuali hanno bisogno di essere calati in ogni realtà e l’analisi dell’esistente e l’implementazione della soluzione viene guidata da partner esperti.

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“Certamente anche la scelta del giusto partner a cui affidarsi fa la differenza, ed è per questo che come Microsoft investiamo fortemente nella preparazione del nostro ecosistema da una parte e dall’altra stiamo lavorando alla creazione di un nuovo Microsoft Technology Center nella nuova Microsoft House, un centro esperienziale e un luogo di condivisione per fare vivere ai partner stessi e alle aziende clienti scenari d’innovazione – precisa   Roberto Andreoli,  Direttore della Divisione Cloud & Enterprise di Microsoft Italia – . Sicuramente nel definire una roadmap, in una fase iniziale suggerirei la migrazione sul cloud delle macchine virtuali per operazioni ad esempio di backup e disaster recovery.  Successivamente suggerirei di passare a un’evoluzione del modello di business, per sfruttare il cloud come abilitatore di crescita e di competitività”.

Uno degli approcci più diffusi è quello di definire un framework per il passaggio al cloud, che imposti fasi precise partendo dall’analisi dell’esistente.  “È quello che facciamo ogni giorno quando incontriamo nuovi potenziali clienti – precisa Danilo Poccia, EMEA Technical Evangelist, Amazon Web Services  -:  come prima cosa spieghiamo loro che il cloud offre la grande opportunità di analizzare e ripensare il modo in cui l’IT opera all’interno della propria organizzazione e così, il percorso d’innovazione, diventa un vero e proprio esercizio di gestione del cambiamento. Benché il cammino verso il cloud sia unico per ogni organizzazione, esistono modelli e best practice comuni che abbiamo sintetizzato nell’approccio che chiamiamo AWS Cloud Adoption Framework”.

Danilo Poccia, EMEA Technical Evangelist, AWS
Danilo Poccia, EMEA Technical Evangelist, AWS

Sia che un’azienda desideri definire una tabella di marcia per la transizione verso il cloud computing, per la trasformazione dello sviluppo delle applicazioni o per la distribuzione di carichi di lavoro mission critical in scala, il framework offre linee guida prescrittive, a seconda di alcuni fattori importanti  presi in considerazione insieme al cliente. Come ad esempio, le dimensioni e l’organizzazione dell’azienda,  la sua maturità operativa, la cultura aziendale e se, ad esempio, si tratta di una startup o di una realtà affermata.   “A seconda del caso specifico, AWS va a presentare al cliente quelle che sono le opzioni più adatte, quali vantaggi, in termini di riduzione di costi, di maggiore allineamento dell’IT alla strategia business, di maggiore agilità e flessibilità dell’azienda, ciascuna soluzione è in grado di assicurare – puntualizza Poccia -. Perché il fatto che ci saranno dei vantaggi, sia nell’immediato che nel lungo termine, non si discute”  .

RedHat invece,  per una corretta migrazione dell’ambiente operativo, spinge attraverso la  divisione Red Hat Consulting un approccio olistico e sperimentato, che permette di modernizzare e semplificare l’infrastruttura e un framework che definisce quattro fasi  da seguire.

Danilo Maggi, Marketing Manager, Red Hat Italia
Danilo Maggi, Marketing Manager Red Hat Italia

Si tratta di una metodologia già utilizzata con successo da aziende di tutto il mondo di ogni dimensione e settore per la migrazione di datacenter, macchine virtuali  e team IT responsabili di applicazioni e test –  precisa Danilo Maggi, Marketing Manager, Red Hat Italia -. Integrando non soltanto la tecnologia, ma anche le competenze dei professionisti e i processi della organizzazione del cliente, viene definito insieme un piano per adattare le applicazioni al cloud. Questo framework, strutturato ed iterativo, permette di conseguire risultati immediati, concentrandosi su quattro fasi principali: analisi, progettazione, deployment e supporto”.  

L’analisi dell’infrastruttura esistente

Secondo Intel, il percorso verso il cloud inizia con la modernizzazione dell’infrastruttura server basata sulla virtualizzazione e su strumenti pronti per il cloud.Dotarsi di una infrastruttura definita da software è fondamentaleAndrea Toigo, Direttore Pre-vendita Server e Storage Emea di Intel Corporation -. Il secondo passo è l’analisi di quali sono le informazioni, gli strumenti e le applicazioni che devono risiedere in azienda e quali invece possono essere portate nel cloud, per poi definire qual è la migliore infrastruttura per lo scambio delle informazioni e quale la possibilità di espansione della infrastruttura interna verso il cloud, sia open source che offerta da software vendor”.

Puntano su soluzioni integrate e tecnologie, più che su metodologie, Alberto Bastianon, Pre-sales manager Dell EMC e Federico Riboldi, marketing product manager di Fujitsu Italia. “In particolare su Enterprise Hybrid Cloud – precisa Bastianon una soluzione pensata per aiutare le organizzazioni ad accelerare il processo di trasformazione atto a rendere agili i tradizionali processi IT e workflow, riducendo significativamente il rischio e abbassando il costo IT. Questa soluzione integrata utilizza le migliori tecnologie Dell per ogni tassello di una roadmap cloud”. Mentre Federico Riboldi sottolinea che “più che una roadmap, abbiamo semplificato in generale il passaggio delle aziende verso il cloud grazie al lancio di due tecnologie abilitanti: Fujitsu Digital Business Platform MetaArc e Fujitsu Cloud Service K5,  grazie ai quali è possibile supportare le aziende nel ridurre la complessità e i rischi della gestione dell’ambiente Hybrid IT e  rendere  possibile la trasformazione digitale attraverso l’integrazione di ambienti IT tradizionali con le nuove tecnologie basate sul cloud, basato su Openstack e integra anche la tecnologia VMWare”.

Non è solo questione di tecnologia il passaggio al cloud. Questo è chiaro in tutte le roadmap, perché sradica parte dell’esistente, obbliga a svecchiare e a investire sulla trasformazione, decidendo di affidare asset a  cloud provider pagati a servizio erogato. Un modello che garantisce scalabilità, agilità, riduzione dei costi, velocità di implementazione dei processi e time to market, obiettivi che i clienti ricercano. Ad oggi le aziende hanno in cloud solo il 5% dei workload strategici, un dato conservativo, destinato ad aumentare nei prossimi anni. L’accento su sicurezza e compliance, ormai aspetti integrati del cloud dal silico, non possono che ridurre anche le ultime resistenze sullo spostamento dei carichi di lavoro più critici.

Per approfondire:
Inchiesta Parte Prima
Il livello di adozione in Italia, secondo lettori e aziende
Inchiesta Parte Seconda – Il compromesso del cloud ibrido