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Microsoft compra Deis, spinta sul cloud

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent’anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

L’investimento di Microsoft, acquisendo Deis – start up di sviluppo software container – spinge la tecnologia open source in Azure. Il fenomeno della trasformazione del cloud in ottica container porterà a un mercato da 2.7 miliardi di dollari nel 2020. Sfida a AWS

Il fenomeno  della container transformation –  che spinge tecnologie container come Docker nello sviluppo applicativo –  è diventato elemento cruciale garantendo al software quella portabilità su diverse piattaforme e dispositivi che i clienti apprezzano per migliorare le loro soluzioni cloud-based, in ottica di maggiore competitività degli ambienti cloud stessi. Una tendenza che a detta degli analisti è anche una grossa opportunità, che porterà il mercato delle tecnologie container e dei servizi di orchestrazione dal valore di 762 milioni di dollari del 2016 a 2.7 miliardi di dollari entro il 2020 (fonte 451 Research).

Non è quindi un caso che l’accoppiata Cloud e Container veda delinearsi nuove mosse nel mercato cloud infrastrutturale che riguardano tutti i principali vendor.

Scott Guthrie, Executive VP Cloud & Enterprise di Microsoft
Scott Guthrie, Executive VP Cloud & Enterprise di Microsoft

In questo scenario si innesta l’annuncio di Microsoft che ha acquisito Deis, una piccola start up software di San Francisco (per una cifra non nota) che permetterà al cloud Azure di mettere a bordo tecnologia container, grazie a un tool open source sviluppato da Deis che si basa su Kubernetes, un sofisticato software per programmare codice in una virtual box, facilmente condivisibile tra applicazioni e nel cloud.  Una tecnologia (inizialmente sviluppata da Google e poi donata nel 2015 alla Cloud Native Computing Foundation) che permette di automatizzare lo sviluppo del software, di gestire in modo scalabile le applicazioni con più rapidità e facilità rispetto ad oggi.
Già lo scorso novembre Microsoft aveva ufficializzato il supporto a Kubernetes, con l’acquisizione di Deis oggi rafforza la sua decisione, sottolineando – se mai ce ne fosse ancora bisogno – la corsa di Microsoft nel cloud per sfidare AWS e Google: la prima ancora saldamente in vetta al mercato cloud infrastrutturale con il 40% di market share, la seconda (insieme a Ibm) prossima alla soglia del 20%, mentre Microsoft si posizionata al 23% (fonte Synergy Reaserch Group).

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L’annuncio dell’acquisizione è stato ufficializzato dallo stesso Scott Guthrie, executive vice president cloud & enterprise di Microsoft all’interno del suo blog, sottolineando quanto i nuovi asset tecnologici miglioreranno l’agilità, l’efficienza, la disponibilità delle applicazioni grazie alla tecnologia di gestione dei container Kubernetes. “Inoltre – scrive – il team di Deis porta a bordo una forte esperienza nel mondo open source promuovendo la strategia di Microsoft di garantire diverse scelte e flessibilità ai proprio clienti”.  In questo modo si renderà più facile  per le terze parti sviluppare sulle diverse piattaforme container, incluso Azure Container Registry appena reso disponibile.

Gabriel Monroy, Cto di Deis
Gabriel Monroy, Cto di Deis

Contestualmente  Gabriel Monroy, Cto di Deis, sottolinea “quanto la tecnologia container stia rapidamente cambiando il mondo in cui sui costruiscono, confezionano, rendono disponibili e si gestiscono le applicazioni”.

Come Microsoft abbiamo visto una crescita esplosiva e un interesse crescente nello sviluppo di workload contenerizzati in Azure  e il nostro obiettivo è fare di Azure l’ambiente ottimale per farli girare” conclude Guthrie. Già nel secondo trimestre di quest’anno il fatturato dal mondo cloud di Microsoft risultava in  crescita del 93% anno su anno, con una contribuzione sui profitti del +4%.