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IBM Quantum Experience: il quantum computing per tutti, in cloud

Giornalista e collaboratore di TechWeekEurope, si occupa professionalmente di IT e nuove tecnologie da oltre vent'anni e ha collaborato con le principali testate italiane di settore

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Con il nuovo servizio Quantum Experience, IBM “apre” a tutti, tecnici e non solo, il quantum computer del suo centro di ricerca di New York

Per IBM è “la nascita del quantum cloud computing”, più semplicemente è il debutto del primo servizio che mette a disposizione degli utenti un quantum computer, dato che sinora elaboratori di questo tipo non sono mai usciti dai laboratori di ricerca e sperimentare con essi è stato un privilegio per pochi. Queste “democratizzazione” del quantum computing si chiama IBM Quantum Experience ed è un servizio cloud che IBM apre a chiunque.

Il cuore del servizio è un processore quantistico composto da cinque qubit che si trova presso il Watson Research Center di IBM a New York. Si tratta del miglior risultato ottenuto sinora da Big Blue nello sviluppo dell’elaborazione quantistica: è un’architettura che è stata ottimizzata di recente e che secondo IBM può essere nel tempo estesa per arrivare all’obiettivo finale di un quantum computer “universale”, ossia uno dotato di decine di qubit e pronto per qualsiasi applicazione.

L'interfaccia di Quantum Experience
L’interfaccia di Quantum Experience

Un quantum computer del genere oggi non esiste e secondo IBM non ci sarà per parecchio tempo. L’idea è quella di arrivare a un elaboratore da 50-100 qubit nel corso del prossimo decennio. Già con 50 qubit, spiega IBM, un quantum computer avrebbe tanta potenza di calcolo che “nessuno dei supercomputer della Top500 attuale potrebbe emularlo”. E la strada dell’elaborazione quantistica è quella da seguire perché “la Legge di Moore sta perdendo la sua spinta” (anche se non tutti sono d’accordo).

IBM Quantum Experience è in sintesi un’interfaccia che permette di collegarsi via cloud al quantum computer di New York e programmare test ed esperimenti impostando lo stato iniziale dei cinque qubit e immettendo un “programma” che non è una sequenza di linee di codice ma una di operazioni sui qubit stessi. Non si tratta quindi di un servizio cloud proprio per neofiti ma è piuttosto destinato a chi già sa muoversi nel campo dell’elaborazione quantistica (centri di ricerca, università…) ma non ha mai potuto usare un quantum computer.

Non c’è solo questo, però, perché l’obiettivo di IBM con Quantum Experience è anche allargare il campo, “far nascere una nuova comunità di utenti” non necessariamente esperti ricercatori che comincino a prendere familiarità con il mondo dei qubit per capirne meglio il potenziale. Quantum Experience sarà inoltre potenziato nel tempo con altri qubit e con la creazione di una community che condivida i propri esperimenti e abbia un contatto diretto con i ricercatori IBM.