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Red Hat Summit in pillole. Spinta su OpenShift

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

A Boston è in corso Red Hat Summit. Le novità più importanti dai primi keynote. OpenShift al centro della strategia con le sinergie per AWS

Red Hat si muove in direzione del tutto coerente con quanto ha poco tempo fa raccontato il management italiano. Basta dare una scorsa rapida ai più recenti annunci a Red Hat Summit di Boston: grande attenzione per tutto il comparto cloud, anche e soprattutto Cloud privato perché senza non ci può essere il ponte virtuoso all’ibrido, tutto come se il destino fosse presto quello di diventare la major open cloud company.  Se già non è così, perchè gli asset di Red Hat sono effettivamente posizionati nei punti cardine dello sviluppo cloud attuale. 

Quindi: barra a dritta sul rafforzamento di OpenShift, ora con un tool per pacchettizzare le app nei container, in modo poi da incapsulare i microservizi nelle applicazioni, e soprattutto in stretto connubio con AWS. Per questo arriva l’accesso nativo da Open Shift Container Platform ad AWS. Ed è come avere un livello di trasparenza pulito per configurare i servizi AWS da dove già si è quando si creano e distribuiscono app containerizzate.

Così OpenShift Container arriva alla versione 3.5 che estende a sua volta la gestione trasparente delle risorse containerizzate quando sono nel proprio data center, allo stesso modo in cui si farebbe se fossero su una cloud pubblica. Si possono consumare inoltre i servizi AWS indipendentemente da dove sono state distribuite le applicazioni.

In pillole, ripercorrendo gli annunci più importanti  aggiungiamo l’annuncio di una nuova soluzione storage software defined nativa su container, per estendere la portabilità delle applicazioni containerizzate in ambienti ibridi, e sfruttando Red Hat Gluster Storage con Red Hat OpenShift Container Platform su AWS.

Red Hat Summit 2017 - I topic
Red Hat Summit 2017 – I topic

Arriva anche una sorta di strumenti di benchmarking sulla compliance dei container Linux di livello enterprise: Red Hat propone Container Health Index con un dettaglio immagine più profondo ed esteso rispetto ad altri servizi, ma soprattutto l’Index di Red Hat raccoglie anche la sfida relativa alla manutenzione dei contenitori, che come è risaputo sono sensibili ai problemi legati all’anzianità delle immagini (le più antiche più sensibili anche ai problemi di sicurezza).
Con la proposta di classificazioni aggregate, si arriva così a un’indicazione chiara sull’indice di salute del container, per porre i rimedi del caso con i tool Red Hat preposti. 

OpenShift.io è invece il modo di erogare in modalità As A Service le potenzialità dell’ambiente di sviluppo applicativo end-to-end e infine con la presentazione di OpenShift Application Runtimes, si offre un framework di supporto per microservizi sui principali runtime su OpenShift, tra cui Spring Boot, Node.js, Vert.x, ed Eclipse MicroProfile, ablitando gli sviluppatori a un percorso di sviluppo prescrittivo che accorcia i tempi per il time-to-market, per esempio toglie agli sviluppatori le preoccupazioni di pre-codifica.