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Red Hat è nel 2018. Tempo di bilanci e nuove opportunità

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Con la guida di Gianni Anguilletti, country manager Red Hat Italia, ripercorriamo i punti cardine della strategia e dei risultati dell’azienda nell’anno fiscale appena chiuso, con uno sguardo ai progetti per l’anno in corso

Il 2017 di Red Hat è finito poco più di un mese fa, il 28 febbraio scorso, data di chiusura dell’anno fiscale. L’azienda ora è proiettata sul nuovo anno e, per confermare i buoni risultati appena messi in cascina, prova a fotografare un bilancio non solo sugli economics ma anche sui progetti che più hanno portato frutto.

Red Hat e i risultati in FY 2017

Ne parliamo con Gianni Anguilletti, country manager Red Hat Italia, proprio a partire dai dati salienti. Red Hat marca la crescita del 18 percento  (globale), rispetto all’anno fiscale 2016, per ricavi complessivi di 2,4 miliardi nell’anno fiscale 2017. Con il fatturato derivante dalle sottoscrizioni che vale 2,1 miliardi (sempre +18 percento sull’anno precedente), non si registra quindi la prevalenza dei ricavi da servizi di consulenza o formazione che sarebbe meno virtuosa.

Anguilletti: “Crescere a doppia cifra nel contesto attuale è di soddisfazione. L’ultimo trimestre del 2017 ha rappresentato il 60esimo quarter consecutivo di crescita sia in termini di revenue sia di margini”. Partner di circa il 90 percento delle aziende Fortune 500 nel mondo, Red Hat conta 10.300 dipendenti sul globo, in 35 Paesi, e in Italia Red Hat citare le esperienze di pregio con Telecom Italia Mobile, Cassa Depositi e Prestiti Spa e Aviva.

Anguilletti - Country Manager di Red Hat Italia
Gianni Anguilletti – Country Manager di Red Hat Italia

Soprattutto, Anguilletti va orgoglioso per le percentuali di crescita italiane superiori a quelle della corporation; non sono paragonabili a quelle di alcuni Paesi europei del Nord (con il PIL inferiore al nostro), ma assolutamente in linea con quelle dei Paesi a noi più vicini come Germania e Francia . Oltre il 35 percento dei ricavi arriva già dalle americhe, e questo in qualche modo giustifica le crescite più modeste oltre oceano.

L’ecosistema di partner a supporto, con le spalle larghe ( in riferimento alle recenti acquisizioni dei distributori italiani), dovrebbe agevolare la sostenibilità nel futuro dei tassi di crescita. Anguilletti chiosa: “Non si può pretendere che il partner faccia il lavoro del vendor, questo è chiaro a noi e al canale. Tracciare gli sviluppi tecnologici e poi saperli mettere a disposizione è una responsabilità cui non ci possiamo sottrarre”.  Evidentemente funziona, l’approccio, se si pensa che oltre il 70 percento del fatturato Red Hat globale arriva dall’ecosistema e in Italia la percentuale è ancora superiore.   

Red Hat inoltre ha collezionato 3 miliardi di ordinato, con un ordine superiore a 100 milioni di dollari a budget con un’unica azienda. Spieghiamo meglio: mentre le revenue indicano quanto si può dichiarare di aver consegnato rispetto a un determinato giorno di un determinato anno fiscale  (quindi nel caso di una sottoscrizione il suo valore è frazionato per i giorni dell’anno), l’ordine di una sottoscrizione per un anno comprende tutto il valore della sottoscrizione.

Red Hat in un'immagine
Red Hat in un’immagine

 

Red Hat, tecnologie e verticalità con cui si cresce

Anguilletti sottolinea la crescita anche di tutta la proposta, che non è necessariamente Red Hat Enteprise Sistema Operativo. Le tecnologie SDS, Iaas e Paas, middleware e di integrazione delle applicazioni sono cresciute complessivamente addirittura del 36 percento (anno su anno). Prosegue Anguilletti: “Delle transazioni nella classifica top trenta di Red Hat un terzo ha contenuto OpenStack, un terzo OpenShift, e un terzo Ansible”. Più della metà di queste transazioni hanno comunque contenuto più di cinque prodotti Red Hat.

Anguilletti: “Squadra che vince non cambia” . Da qui il tracciato dei binari per il prossimo anno, con un piano di lavoro in linea di continuità con quello del buon successo 2017. Red Hat punterà all’ottenimento dei risultati attraverso l’evoluzione tecnologica, seguita da quella organizzativa per creare un circolo virtuoso.

Red Hat - Strategia di sviluppo
Red Hat – Strategia di sviluppo

Dal punto di vista tecnologico le linee guida si sono mosse su tre assi, spiega Anguilletti: “(a) Quella della completezza funzionale, per uno stack il più completo possibile, dall’OS, alla virtualizzazione e al SDS, con la parte Container e micro servizi, ma anche la gestione delle API (con l’acquisizione di 3Scale) e il cloud; quella dell’Apertura (b), perché lo stack completo non deve rappresentare l’obbligo a ricorrere a soluzioni Red Hat, da qui il supporto per tutti i più conosciuti hypervisor e sistemi operativi; il terzo pilastro (c) è quello della flessibilità secondo il mantra cloud ibrido, per ogni applicazione, ovunque, sempre”.

Nel 2017 Red Hat ha investito nella metodologia basata sui container – tecnologia che nasce dentro Linux – ma ha anche fatto evolvere la piattaforma OpenShift all’interno della quale ogni cliente può ritrovare le funzionalità per la gestione completa del container stesso (con OpenShift Container Platform 3.4, OCP).
In OpenShift si integrano Docker (gestione dei formati) e Kubernetes (orchestrazione) e le tecnologie per l’applicazione lifecycle management. Con OCP Red Hat ha declinato anche tutto il portfolio middleware, per cui un cliente può utilizzare JBoss come application server tradizionale, o containerizzato nella piattaforma OpenShift, con relativi vantaggi.

Il buon approccio Red Hat su OpenStack, recente il lancio della release 10, ha incontrato i favori di tre aziende: Fastweb, Tim e Magneti Marelli. E ha permesso di raggiungere circa 500 clienti. L’azienda del cappello rosso ha poi lanciato Cloudform 4.2 come orchestratore di qualsiasi tipo di declinazione cloud, ombrello sotto il quale è possibile gestire OpenStack on-premise come in cloud, OpenShift, Red Hat Virtualization, VMware e Hyper-V.
Su SDS Red Hat mantiene un approccio duale: da un lato Ceph 2.x dall’altro – ne abbiamo parlato su Silicon – il lancio di Gluster 3.1.3 (ora 3.2), con questa seconda soluzione più adatta in ambito persistent storage, Paas, come contorno di OpenShift.

Red Hat - Tutta l'offerta
Red Hat – Tutta l’offerta

L’aspirazione di Red Hat spiega Anguillettinon è solo quella di presentarsi come vendor di tecnologia, ma come azienda che sia in grado di trasferire elementi metodologici in ambito DevOps e sempre di più come catalizzatore per far comprendere al cliente come interiorizzare l’approccio che più porta frutto nella metodologia open source. Perchè i clienti vogliono diventare protagonisti attivi di una metodologia di sviluppo alla base delle innovazioni più fruttuose”.

Un altro obiettivo per Red Hat, forse meno innovativo e decisamente trasversale anche ad altri vendor, è ancora quello di un approccio bimodale alla digital transformation, ne parlavamo già nel 2014, e resta valido. Vale la citazione perchè comunque un esempio tipico del risultato di questo approccio è stato proprio OpenShift: l’unica Paas oggi sul mercato che permette di containerizzare anche Stateful Applications (che si portano dietro il “proprio” storage).

Ancora, Red Hat ha supportato la parte evolutiva tecnologica con l’evoluzione organizzativa, più risorse umane (oggi conta oltre 100 dipendenti, cui oltre 80 con skill prettamente tecnici), più verticalizzazione sui mercati (financial services e assicurazioni, PA, telco, healthcare) e una maggiore focalizzazione. Per le Telco c’è oggi una divisione specifica, declinata nelle varie geografie, proprio per le competenze davvero particolari che il settore richiede.

E per quanto riguarda la focalizzazione, sempre più spesso in Red Hat non ci sono specialisti solo di mercato, ma anche di prodotto e canali. In Italia parliamo di quattro divisioni: Telco, Financial Services e Insurance, Public Sector e Industry (non solo manufacturing).

Anguilletti: “In Italia viviamo la situazione particolare per cui a fronte di una minore distinzione tra gli ambiti per il nostro Paese (dove collocare Eni, Banca d’Italia?), possiamo comunque dire che i maggiori fatturati arrivano nell’ordine da Telco, Financial e Public Sector”. Industry non rappresenta la cenerentola, per Red Hat si tratta di calibrare gli investimenti, consapevoli di “dover scegliere le proprie battaglie” spiega l’AD.

In ottobre (2016) grazie alla collaborazione del personale Consip, Red Hat ha realizzato una convenzione che mette in condizione tutto il settore pubblico di acquisire tecnologie Red Hat a condizioni e tramite processi agevolati, per favorire la diffusione di innovazione e innovazione open source. 

Attività importante tanto che per l’anno in corso Red Hat è in fase di lancio di un’iniziativa volta a creare un luogo di incontro tra dirigenti e personale IT dove scambiarsi esperienze in un contesto adatto. Si tratta di incontri sponsorizzati da Red Hat, e in collaborazione con The Innovation Group, per favorire la formazione delle Communities of Open Innovators.  Anguilletti: “E’ del tutto finita l’era del dubbio sul sistema operativo open source, quando si ragiona di cloud e di evoluzione dell’infrastruttura IT, oggi ci spostiamo agli strati superiori, all’ambito dello sviluppo, dell’integrazione applicativa. Le aziende migrano i processi di sviluppo applicativo dalle piattaforme legacy/proprietarie a quelle open”.

A differenza delle aspettative, cresce l’interesse anche in Italia sulla parte Iaas con OpenStack, ma è ancora superiore quello per OpenShift. Un segno confortante di maturità, perché significa non solo aver compiuto la parte del compitino di andare in cloud, ma aver scelto anche gli strumenti per sviluppare le applicazioni che possano sfruttare al meglio il proprio cloud.

Per Red Hat, ampliare la superficie di soluzioni significa indubbiamente anche incontrare nuovi competitor, sarà questo il campo di prova per questo e il prossimo anno.
Conclude Anguilletti: “Sulla parte high-end consolidata siamo in competizione con i soliti soggetti che lavorano sugli hypervisor, sulla parte di sviluppo applicativo soprattutto con IBM e la  Oracle di WebLogic; allo stesso tempo assistiamo al prolificare di una serie di startup che possono permettersi di perdere soldi, investire centinaia di milioni di dollari a fondo perduto all’anno, nella containerizzazione, nello sviluppo di framework di integrazione dati, o nella gestione regole di business. Nella Silicon Valley queste startup magari producono solo un piccolo pezzettino della catena del valore, ma in modo molto innovativo, con un’altra velocità e relativa maggiore libertà”.  Red Hat invece deve rendere conto agli azionisti, mentre innova. Si vedrà se il cappello rosso in espansione (e oggi in grande spolvero) saprà preservare l’agilità necessaria.