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Office 365, punti di forza e limiti. Un confronto con Google Apps

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l’evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Office 365 è pronto. Microsoft propone le proprie soluzioni cercando di adattare l’offerta a tutti gli scenari, con il cliente che può scegliere come muoversi in the cloud, e cosa tenere on premise. Un confronto con la proposta di Google

Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Microsoft Italia, vede l’annuncio di Office 365 (e il cloud computing) come un reale punto di svolta e discontinuità nel panorama IT e giustifica così la sua lettura del momento: “E’ unica l’opportunità che offre la cloud di portare più facilmente e velocemente la tecnologia anche a quelle aziende che fino ad oggi in Italia hanno fatto più fatica ad adottarla. E Office 365 mette insieme tutte le tecnologie di comunicazione tradizionale sul Web, quelle di collaboration con Lync, e tutte le risorse di condivisione documentale per facilitare questo passo. Office 365 rappresenta la nostra proposta cloud flessibile indirizzata proprio alle PMI”. In Italia sono nel mirino di Microsoft queste aziende, le PMI, che insieme fanno il 70% del PIL. E non sono poche le risorse in campo perché Microsoft confida sulla previsione per cui il 35% delle PMI nel 2012 comprerà servizi cloud. Prosegue quindi Scott Jovane: “Per puntare a questo obiettivo ci sono 600 partner attivi sui servizi Business Cloud e il 70% degli sviluppatori Microsoft che lavorano per il cloud computing e per gli ambienti misti (cloud e on premise)”.

La proposta di Microsoft è aggressiva quanto basta. Si parte da un fee di ingresso al mondo Office 365 di 5,25 euro al mese per utente, ma non bisogna affidarsi a questo unico dato, perché Office 365 si può declinare in diverse modalità, secondo le esigenze precise dell’azienda. Ci tiene a spiegarlo Fabrizio Albergati, Direttore Divisione Information Worker di Microsoft Italia, che precisa: “Non crediamo in un’offerta ‘fits all’, al contrario pensiamo che adeguare la nostra proposta a quello di cui ha bisogno il cliente, potendo miscelare offerta cloud e on premise, sia un nostro punto di forza rispetto alla concorrenza”.

Vediamo allora punto a punto le differenze e i punti di forza tra la proposta Microsoft e quella Google.

Office 365 non è solo cloud

Sì, perché Office 365, può prevedere non solo la proposta delle soluzioni Office sul Web, ma anche, per 12,5 euro al mese (per utente), il download on premise dei programmi, un punto a favore di Microsoft, rispetto a Google che può proporre solo una soluzione cloud pura. I casi italiani LeRoy Merlin, quello della Provincia di Lecco e quello di Artsana sono abbastanza indicativi. Sono clienti che hanno visto prima di tutto come opportunità quella di una casella di posta Exchange, sempre accessibile praticamente su qualsiasi device, e poi l’utilità del tool di collaboration Lync. Clienti che potranno decidere poi nel tempo, come e in che misura sposare tutta l’offerta, continuando a utilizzare le proprie licenze Office, aggiungendo nei casi in cui serve licenze per la cloud e/o licenze on premise. Intanto è fuori di dubbio che le apps Office offrono strumenti di editing, macro, e tool di analisi superiori alle relative apps di Google.

Exchange e Lync, punti di forza

Che Exchange e Lync siano punti di forza della proposta è fuori discussione, non a caso un tool di collaboration manca sostanzialmente nella proposta Google, e non a caso Exchange in ambito aziendale gode di una base di installato considerevole, laddove Gmail punta sulla flessibilità. Google con Android, Apple iOS (e i relativi iPhone e iPad), Rim (fatta eccezione del PlayBook) supportano Exchange. Nessuno fino ad oggi si è permesso di sottovalutare il server di posta Microsoft nello sviluppo dei propri device e del software relativo, tanto da supportarlo proprio per assicurarsi una penetrazione nelle aziende. Allo stesso tempo Microsoft deve saper trasformare il proprio vantaggio on premise in un vantaggio in the cloud, perché vince su Google solo così.

Iniziare è facile

Il primo passo della proposta Office 365 sembra vada nella giusta direzione. Microsoft ha pensato a una procedura di registrazione e attivazione che effettivamente (l’abbiamo provata sulla nostra pelle) è di una semplicità di una velocità disarmanti e da lì in poi ci si trova subito a proprio agio con una casella di posta che, in the cloud, si propone con un’interfaccia praticamente identica all’Outlook da scrivania (dalla versione 2007 in poi), navigabile con qualsiasi browser nelle funzionalità di base, anche se tutte le micro-caratteristiche si possono poi avere solo in un’esperienza con Internet Explorer. Chi ha già sposato la proposta BPOS (anziana oramai di due anni) è seguito dall’azienda di Redmond, per quanto le difficoltà nel passaggio sono davvero minime. E chi amministra il tutto, infine, non è di fronte a un’esperienza  così diversa dalla gestione di un sito Web. Microsoft tra l’altro prevede la possibilità di crearne uno sfruttando i template a disposizione, una soluzione che piace proprio alle PMI che non ci hanno ancora pensato.

La sicurezza

Negli ultimi tempi parlare di servizi cloud non sempre ha portato bene: i casi di disservizio sono stati sotto gli occhi di tutti. Microsoft assicura la funzionalità dei propri servizi Office 365 al 99,9%, e per lo 0,1% promette di metterci la faccia e il cash. Inutile dire che è bene leggere tutte le clausole, per capire bene cosa comprendono e cosa non comprendono  gli SLA (Service Level Agreement) di Microsoft e di Google. Chi pensa che Google abbia maggior esperienza nel cloud, rispetto a Microsoft, e quindi offra maggiori garanzie, deve anche considerare che, sebbene sotto altre vesti, Microsoft gestisce in cloud da anni e anni anche i servizi come Messenger, mentre è vero che Google risponde dei fuori servizio anche nel caso di interventi schedulati. Da valutare poi il caso in cui si ha la necessità di avere garanzie sui dati che debbono necessariamente risiedere su server dislocati sul territorio UE (Microsoft può offrire garanzie in questo senso).

Google in vantaggio

A favore di Google in ambito collaborativo, a parte la messaggistica di Lync, c’è invece una maggiore flessibilità su alcuni strumenti ‘social’ dati per esempio dall’integrazione di apps come Picasa, come la piattaforma di blogging, come gli strumenti di analisi, che sul Web e sulla cloud sono praticamente un punto di riferimento. E poi tutto il comparto mobile, con Android, è molto più maturo di Windows Phone. Con previsioni di crescita da qui al 2015 che lo posizionano al primo posto rispetto al 20% che si guadagnerà Microsoft (fonte Gartner). Office 365, a mio parere, non può permettersi di essere in vantaggio con applicazioni native solo per Windows Phone. Perché la nuvola è fattore abilitante se offre tutti i suoi servizi su ogni piattaforma.

Lo scenario

Più lo scenario è complesso, più ci sono da integrare vecchi sistemi di lavorare, con quelli nuovi, più l’offerta di Microsoft può trovare terreno e forza di penetrazione, perché non abbandona chi da sempre usa Office, ma lascia calibrare anche le fini caratteristiche della suite Office on premise, in the cloud, ed è in grado di adattare alla cloud anche scenari complessi già esistenti on premise. Chi invece parte dal nulla, e ha davvero poco da investire, può essere tentato dall’idea di non sposare del tutto l’offerta Microsoft e lavorare nel mondo Google, rinunciando da subito ad applicativi più articolati. La sfida tra due modi di vedere le cose è appena iniziata, e la penetrazione del cloud nel nostro territorio può lasciare solo intuire alcune sfaccettature. Microsoft ha un expertise di consulenza e una capacità di individuare i punti di bisogno della clientela (nella PA, come nelle aziende che segue da sempre in ambito Office, con partnership ad hoc) non indifferente. La sfida si gioca anche qui, anzi, soprattutto qui. Chi offre un servizio di questo tipo o è talmente bravo da saperlo offrire, e farlo capire, senza costringere mai il cliente ad alzare la cornetta del telefono, con la lettura di poche righe sul Web (a nostro avviso qui Google è più smart) oppure deve essere pronto con i propri partner a scattare e a spiegare e risolvere tutto con la presenza sul campo, e questo costa molto di più.