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Industry 4.0, anche Microsoft dice la sua

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

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Un momento di incontro e riflessione che punta i riflettori su una Italia che deve investire in tecnologia. A Microsoft Forum 2017, emergono i temi dell’Industry 4.0 e giudizi su un’Italia da incoraggiare verso la rivoluzione digitale. Ma ci sono aziende che hanno già osato

La tecnologia è sfidante. E’ il tema del momento, senza dubbio perché Industry 4.0 e gli incentivi che il Piano Calenda ha messo sul banco spingono i vendor a motivare i clienti a cogliere le opportunità date dalla tecnologia. Ma anche perché la tecnologia è un treno in corsa. “Se il processo di digitalizzazione fallisce in Italia è panico. In Silicon Valley se un imprenditore fallisce si dice semplicemente che ha imparato, che tenterà un’altra volta, che continuerà a sperimentare. Un approccio alla tecnologia che diventa necessario oggi in Italia ma che ancora manca”. E’ il pensiero sul nostro Paese di Alec Ross, uno dei maggiori esperti statunitensi di innovazione (autore del best seller “The Industries of the Future”) espresso davanti alla platea di clienti e partner Microsoft  radunati a Milano al Microsoft Forum 2017 per confrontarsi sui temi economici e sociali che i nuovi trend tecnologici impongono.  

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Carlo Purassanta, amministratore delegato di Microsoft Italia, apre il Microsoft Forum 2017 a Milano

Un momento di incontro e riflessione che punta i riflettori su una Italia che ha speso in tecnologia la metà dei paesi vicini, senza avvantaggiarsi del fatto che oggi la tecnologia ha un rapporto qualità-prezzo migliore rispetto al passato: “So per certo, però, che il fatto che molte aziende non abbiamo investito in tecnologia fino ad oggi non ha messo in sordina la nostra capacità di fare innovazione. Il nostro compito è spingere in questa direzione: l’introduzione della tecnologia deve accelerare”  controbatte Carlo Purassanta, amministratore delegato di Microsoft Italia, che ha da poche settimane inaugurato la nuova sede dell’azienda proprio come luogo-laboratorio dove incontrare clienti, partner e cittadinanza per promuovere il digitale in tutte le sue sfaccettature. “La filosofia di  Microsoft è quella di democratizzare la tecnologia per avere benefici importanti nei modelli economici in tutti i settori – continua-.  Si dice che l’intelligenza artificiale, sulla quale stiamo lavorando, impatterà sui servizi finanziari, sul manufacturing, retail e in ambito salute e il 90% delle aziende qui presenti opera in questi comparti. Non c’è tempo da perdere”.

Dello stesso parere anche Mario Gay, presidente dei giovani industriali di Confindustria, che definisce positivamente il Piano Industry 4.0 o Piano Calenda, come  “il primo piano industriale dopo tanti anni dedicato all’innovazione che ci permette di guardare ai prossimi due-tre anni. Un piano che mette al centro la rivoluzione  digitale, con strumenti facili e comprensibili per imprenditori di grandi, piccole e medio aziende, e offre uno spazio importante al mondo delle start up. Dire che in Italia siamo in ritardo è scontato: il piano Industry 4.0 nasce in Germania nel 2011 ed evidentemente qualche opportunità è stata persa. “Ma il vantaggio è che ora la tecnologia e gli standard sono disponibili e partiamo da dove  gli altri sono arrivati”. L’amarezza sta che in diverse nicchie di mercato molto forti l’imprenditore vede la tecnologia ancora non rilevante per il proprio business. “Noi come Confindustria spingiamo per cogliere questa opportunità nei  prossimi 24-36 mesi oppure abbiamo perso. Dobbiamo aiutare quelle aziende che non sono pronte a fare il grande passaggio culturale e fare loro accettare il fatto che il mondo industriale non è più quello da cui siamo partiti”.

Le opportunità

Tutti concordano che siamo in un momento storico unico: il computer non è più strumento per far calcolo, le macchine fanno cose che il cervello umano fa, riproducono le sue interazioni e le sensazioni che l’Intelligenza Artificiale rende oggi disponibili in un computer. “Siamo in un periodo epocale per la combinazione di tre fattori – sostiene Carlo Purassanta -:  stiamo accumulando dati al  doppio della velocità anno su anno e arriveremo presto a contarne più di 50 miliardi. Abbiamo una capacità computazionale data dal cloud mai vista fino ad oggi. Siamo pronti a creare algoritmi di Intelligenza Artificiale per innovare. Queste tre cose mettono in pratica un sogno che si srotola in 60 anni di storia. Utilizzare il machine learning per prendere decisioni, per migliorare la capacità di apprendimento è ormai dato di fatto. Un dato che cambia fisicamente l’hardware che l’industria propone”.

I numeri di Microsoft spesi in R&D parlano di 12 miliardi di dollari e di 15 miliardi per la costruzione del Cloud Azure ma Purassanta sottolinea l’etica con la quale questo servizi devono essere erogati: “Crediamo che debbano essere servizi responsabili, per fare di più e fare meglio, nel rispetto delle persone e della privacy .  Abbiamo fatto cinque cause al governo americano per difendere i diritti delle persone. Siamo a fianco dei clienti per permettere loro di fare rispettare i diritti sulla loro proprietà intellettuale per proteggere le loro informazioni. Il Cloud è potente ma da utilizzare con saggezza”.

Alec Ross, esperto di digitale e autore di "The Industries of the Future"
Alec Ross, esperto di digitale e autore di “The Industries of the Future”

Utilizzabile anche dalle piccole e media imprese (“La digitalizzazione è un tool per le pmi e per le aziende enterprise” afferma Alec Ross dal suo osservatorio internazionale) per definire strategie, export, produzione, business in modo più sfidante e originale rispetto al passato.
Ma con alcuni accorgimenti da attuare:  c’è  la necessità di cambiare la classe imprenditoriale di molte aziende spingendo per la maggiore introduzione di donne (“nelle aziende digitali dei paesi nordici ma anche in Cina le donne sono nei posti cruciali per creatività, proattività, user expercience” documenta Ross), per un numero maggiore di manager giovani (“in Italia se mi siedo a un tavolo di trattative sono il più giovane, in Silicon Valley il più anziano”)  senza temere di fallire ma con voglia di sperimentare e di prendersi i rischi.
Come alcune aziende italiane hanno  fatto, capendo che  le nuove tecnologie portano valore al business all’intero mercato che presiedono. E’ il caso di Dolce e Gabbana, come racconta il Cio Oscar Grignolio: “Abbiamo raggiunto un miglioramento incrementale dei nostri risultati complessivi in un cammino che è partito dall’analizzare il punto vendita, dove ritenevamo di dovere indagare per verificare come ottimizzare e gestire i processi. In realtà ci siamo accorti che era importante analizzare ciò che stava a monte del negozio, creando un approccio innovativo, una retail platform che gestisse la  complessità fatta di prodotti, linee di business, multicanalità”.  La complessità derivava dalla capacità di offrire sempre “un sogno al nostro consumatore”, con la realizzazione di un prodotto originale, esclusivo, contestualizzato al territorio, sempre più personalizzato, in collezioni che non possono più essere stagionali ma che evolvono in continuazione in base ai nuovi stimoli del consumatore. “Governare aree geografiche e canali distributivi impone soluzioni scalabili, affidabili e flessibili, per questo la nostra retail platform è fatta su Dynmanic 365 che ha una integrazione che non avevamo trovato in  altre soluzioni. Prossima sfida per la parte IT e aziendale è l’implementazione di questa soluzioni ce ci permetterà di avere un fattore abilitante per le sfide del domani”.

Oppure come racconta Dario Scagliotti, direttore sistemi informativi di Luxottica, che ha ridisegnato i processi grazie a soluzioni di cloud ibrido.  “All’inizio avremmo dovuto rinnovare le licenze software, non si trattava certo di una innovazione eccitante, ma convinti a visitare il centro di ricerca a Redmond abbiamo capito che potevamo optare per una scelta diversa e più innovativa: mai avremmo pensato di spostarci così velocemente verso il cloud ibrido sul quale ora stiamo portando portato tutti i processi”.

Mixed Reality

Il mondo retail potrebbe essere uno di quegli ambiti in cui fare evolvere il progetto di Mixed Reality, che favorisce l’incontro tra mondo fisico e mondo digitale. Un progetto che Fabio Santini, direttore innovazione Microsoft Italia, porta in palmo di mano in quanto va oltre la realtà aumentata (“che ci impedisce di interagire con l’ambiente”) e che confluisce nel dispositivo Hololens “che permette esperienze impensabili”.

Fabio Santini,
Fabio Santini, direttore innovazione di Microsoft

E’ un computer a tutti gli effetti con quattro grandi caratteristiche: ha sensori infrarossi che riconoscono ambiente circostanti in real time; il software proietta in trasparenza le informazioni lasciando la possibilità di vedere altri oggetti inseriti;  ha un  processore olografico che segue tutte le informazioni in modo dinamico; gestisce  il suono  in modo dinamico dando la sensazione che arrivi da dove ci aspettiamo giunga. In Italia al momento i progetti pilota sono ancora pochi e il dispositivo arriverà nella terza release per il 2019.