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HPE, il duetto Whitman-Venturi a Bologna

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Meg Whitman e Stefano Venturi duettano sul palco dell’HPE Reimagine di Bologna, l’evento che ha fatto il punto sulle strategie di HPE davanti a clienti e partner italiani

Due giornate in un crescendo di manager sul palco di HPE Reimagine, l’evento che per la prima volta in Italia ha fatto il punto sulle strategie di HPE, in un nuovo format davanti a 900 tra partner e clienti radunati a Bologna. A partire dal management italiano di HPE al completo fino a Meg Whitman, ceo di HPE, che accanto a Stefano Venturi, corporate vice president e amministratore delegato di Hewlett Packard Enterprise Italia ha puntualizzato la strategia dell’azienda, ripercorrendo un viaggio lungo cinque anni con lei al timone. In un duetto di domande e risposte.

Meg Whitman e Stefano Venturi sul palco di HPE Reimagine 2017 a Bologna
Meg Whitman e Stefano Venturi sul palco di HPE Reimagine 2017 a Bologna

Un viaggio in cui HPE si è ridefinita, “con focus sulla pura tecnologia, reso possibile grazie all’impegno di clienti, partner e che spero possa offrirvi oggi nuove energie – esordisce Meg Whitman rivolgendosi alla platea -. Un evento come questo in Italia ci dà strumenti preziosi  per fare networking e capire come mettere insieme IT e Business. E’ importante avere i vostri feedback e capire le vostre priorità. Tre sono gli aspetti da prendere in considerazione. La digital transformation oggi si alimenta grazie all’esplosione di app e di dati, la strada che noi pensiamo sia da percorrere va verso l’Hybrid IT che lancia nuove sfide così come verso l’intelligence edge, che mette l’intelligenza nel dato in periferia  gestendo le problematiche di sicurezza. Infine, strategici sono i servizi legati ai nostri prodotti che insieme all’ecosistema dei partner risultano sempre più indispensabili per guidare la trasformazione digitale delle aziende”. In sintesi, una roadmap che guarda a cloud ibrido, intelligente edge, servizi tecnologici raccolti in PointNext.

Venturi intervista Whitman

C’è molto da fare”  sostiene Whitman  per ottenere il giusto mix tra innovazione ed esperienza, tenendo conto che il 53% elle aziende enterprise vuole riportare in casa workload messi nel cloud pubblico (fonte Idc), che entro il 2019 il 43% dei dati IoT sarà analizzato nell’edge cioè presso negozi, aeroporti, ospedali e non nel cloud o nel data center (fonte Idc), che i clienti vogliono avere a che fare con processi di trasformazione semplici da gestire.  L’edge, il mondo fuori dal data center, è il luogo in cui interagiamo con i nostri clienti, il luogo dove la digital transformation impatta sul business – spiega -.  L’intelligenza messa in periferia ci permette di capire cosa succede in tempo reale e prendere decisioni utili al business, con un set di tool per analizzare i dati in sicurezza”.

Meg Whitman, ceo HPE
Meg Whitman, ceo HPE

Ma le aziende, di fronte alla complessità della migrazione dei propri dati, spesso frenano, prendono tempo, nonostante ci siano esempi di eccellenza anche italiana a testimoniare il successo di percorsi di trasformazione digitale. Whitman fa il caso di Yoox –  l’online fashion design shop per eccellenza  – che ha oggi 2.9 milioni di clienti attivi e che grazie a una strategia di cloud ibrido ha raccolto nel 2016 un fatturato combinato di 1,9 miliardi di euro. 

Ma la più grande domanda dei clienti è spesso in che modo semplificare l’ambiente IT, come fare. Qui entrano in gioco due fattori, secondo il ceo:  la composable infrastructure che mette a disposizione dei clienti un pool di risorse di networking, storage, computazionali e PointNext, i “nuovi” servizi rimasti in casa di HPE. “Un elemento chiave della nostra strategia è l’approccio software defined e il rilascio del Synergy, cuore della composable infrastructure,  un sistema componibile  in termini di tecnologia, costi e agilità.  Le acquisizioni fatte nell’ultimo anno sono funzionali ad ottimizzare queste strategie”.  SimpliVity nell’ambito delle soluzioni hyper convergenti, NimbleStorage in ambito storage flash, Niara per la sicurezza comportamentale, CloudCruiser per il cloud ibrido, così come le partnership con aziende quali Docker, Mesosphere, Chef, Puppet, Ansible e SaltStack.

Dal canto suo PointNext, combinato con le competenze dei partner, fornisce il giusto mix di servizi ai clienti per gestire la trasformazione, anche alle piccole e medie imprese. “Perché per fare progetti di digital transformation servono servizi e partner –  precisa la manager -. Il futuro appartiene a chi è veloce”.

Whitman incalza Venturi

Se la Whitman parla di acquisioni, è  Venturi che ripercorre le ultime “dismissioni” di fette di business. “Abbiamo trasformato l’azienda in  modo importante negli ultimi anni – racconta -:  abbiamo lavorato per focalizzarci maggiormente su ciò che c’è attorno al data center, separando la divisione pc e stampanti prima (separation tra HPE e Hp Inc) , la divisione servizi poi  (spin&merge di HPE Services confluita con DSC in DXC Technologies), pronti per licenziare la divisione software (in procinto di essere acquisita da Micro Focus questa estate)”.  Lo aveva detto anche poco prima ai clienti, ribadendo anche da parte sua le aree su cui HPE si focalizza: cloud ibrido, intelligence edge e PointNext . “I clienti italiani non hanno solo applicazioni onpremise o in cloud, ma hanno soluzioni di cloud ibrido che necessitano di essere orchestrate dal software. Nello stesso tempo i milioni di sensori in periferia devono essere dotati di propria intelligenza in  modo che il sistema possa pre-elaborare i dati in periferia, per creare metadati da trasmettere al centro in modo sicuro. Infine, dobbiamo fare in modo che i servizi  che abbiamo mantenuto, legati a stimolare il cloud ibrido, creino business anche per i nostri partner”. 

Stefano Venturi durante l'HPE Italian summit 2017
Stefano Venturi , VP corporate e amministratore delegato di HPE Italia

Se è vero per Whitman che siamo in un momento cruciale (“It’s time of disruption”) che tocca qualsiasi azienda è anche vero che oggi le aziende hanno la tecnologia a disposizione per reagire e cambiare la loro posizione nel mercato. “E’ una opportunità che richiede un cambiamento culturale”.

Un cambiamento che passa anche dagli HPE Innovation Lab,  che Whitman sottolinea essere un esperimento italiano molto valido, con proprie peculiarità.  “HPE Innovation Lab è per noi un investimento importante, di  10 milioni di euro quest’anno, finalizzato a inaugurare 19 laboratori, di cui 15 presso le strutture dei  top partner e 4 presso i nostri distributori, per portare la nostra tecnologia  in tutta Italia vicino al cliente – spiega Venturi -. Il nostro focus è aiutare il paese a diventare più digitale e gli Innovation lab rientrano in questo percorso, mettendo la tecnologia  vicino ai clienti grazie a partner e distributori. A questo si aggiunge anche il progetto realizzato a Firenze per spingere le start up a sperimentare nuove soluzioni”.

E  alla domanda di Venturi, se la trasformazione che HPE ha compiuto in questi anni è andata secondo i piani previsti, Whitman risponde da tecnologa: “Ci siamo focalizzati laddove avevamo maggiore valore e abbiamo così allineato l’azienda alla nostra strategia”. 

Pe saperne di più, leggi il reportage della prima giornata di Bologna, dedicata ai partner e battezzata  HPE Italian Summit 2017 , su ChannelBiz.it