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Fujitsu, la PA guarda al cambiamento

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

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Uno studio commissionato da Fujitsu a Censuswide mette sotto la lente la consapevolezza della PA di dover dare vita a processi di trasformazione digitale, per fronteggiare l’obsolescenza della tecnologia e la cultura interna. Sono i clienti-cittadini il motore che spinge il cambiamento

Sotto la lente la Pubblica Amministrazione e la sua capacità di innovare,  nello studio commissionato da Fujitsu a Censuswide, società di ricerche  che ha condotto, nel mese di settembre 2016, 1180 interviste su un campione mondiale di manager di grandi e medie realtà della Pubblica amministrazione e dell’industria, tra cui 150 responsabili italiani.
Lo spaccato che emerge da “Fit for Digital: co-creation in the Age of Disruption” – questo il titolo dello studio – è molto interessante perché mette in luce il livello di consapevolezza della PA italiana sul fenomeno della digital disruption: l’80% del campione in ambito PA (a confronto con il 71% in area industriale)  dichiara di essere stato interessato dal fenomeno della trasformazione digitale e di questi il 93% si dice convinto che tali processi innovativi, anche se complicati,  avranno un impatto positivo sulla loro organizzazione.

Hugo Lerias, Vertical Industries, Partner Public Sector & Automotive Business Application Services di Fujitsu EMEIA
Hugo Lerias, Vertical Industries, Partner Public Sector & Automotive Business Application Services di Fujitsu EMEIA

Una spinta al cambiamento che, in particolar modo nel settore pubblico, i manager dicono essere una necessità soprattutto guidata dalle richieste dei cittadini, clienti/utenti, che rappresentano “la forza propulsiva” della trasformazione digitale e che aspirano a un servizio cliente migliore e a una delivery più efficiente (strategica per il 64% degli intervistati). “È chiaro come il settore pubblico europeo si stia muovendo verso la digitalizzazione, sulla spinta derivante principalmente dall’utenza e dalle sue crescenti aspettative di erogazione online dei servizi pubblici. Mentre il settore pubblico continua a rinnovare completamente il delivery dei propri servizi, i dirigenti hanno già identificato la necessità di rivolgersi a partner esperti che li aiutino a co-creare la propria trasformazione digitale – ha dichiarato Hugo Lerias, Vertical Industries, Partner Public Sector & Automotive Business Application Services di Fujitsu EMEIA -. Nel momento in cui la digitalizzazione prenderà finalmente piede nel settore pubblico, ci aspettiamo che essa possa creare nuove, significative opportunità per i produttori di tecnologia e i partner di canale per far compiere il salto di qualità”.

In questo scenario i freni all’innovazione hanno radici antiche, culturali e tecnologici: sono molto i dirigenti che ritengono di avere tecnologie obsolete (50% a livello europeo, e 20% a livello italiano) e osservano una scarsa cultura interna in materia (43% in Europa e 20% in Italia) che rende ancora più difficile gestire la complessità. In Italia, inoltre, il 20% degli intervistati della PA segnala la mancanza di investimenti in innovazione nella propria realtà.

Nonostante questo scenario i 2/3 del campione ha già fatto investimenti in nuove tecnologie modificando la struttura di business (83% in Italia) e investendo sulla formazione di nuove competenze (43%). Serve definire inoltre una strategia digitale corretta per il 55% del campione,  in modo più veloce rispetto al passato (il 66,7% degli italiani auspica maggiore velocità decisionale) con la capacità di tessere relazioni strategiche (per il 31,4% già avviate) che abbiano come focus costante la tecnologia. Il 67% del campione italiano ritiene infatti che sia essenziale collaborare con esperti, garantendo una maggiore flessibilità di approccio (60%) e coinvolgendo nel 98% dei casi i C-Level nel cambiamento organizzativo.

Ad oggi, il 40% dei dirigenti pubblici italiani ritiene che il proprio ente cambierà forma, non esisterà più così come è entro i prossimi cinque anni, e il 93% (più alto dell’82% europeo) riconosce che tali cambiamenti tecnologici saranno inevitabili, anche con l’ingresso nel mercato di nuovi player. Gli equilibri cambieranno, e se c’è un po’ di preoccupazione (ma solo il 14% a livello europeo, tendente a zero in Italia) viene stemperata dalla convinzione del 67% dei manager italiani  che si dichiarano molto confidenti e sicuri dei benefici legati all’introduzione di nuovi preocessi digitali.  

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