CloudDatacenterEnterprise

DATA4 lancia il Digital Hub, una piattaforma di servizi professionali

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Google + Linkedin Iscriviti alla newsletter Lascia un commento

Da febbraio, l’azienda francese proprietaria di data center alle porte di Milano, lancia un set di servizi professionali per i clienti che vogliono adottare strategie di cloud ibrido. Prossima la costruzione di due nuovi data center a Milano e a Parigi

Una ricerca condotta da Datacenter Dynamic ha messo a fuoco l’evoluzione dei datacenter nei prossimi anni. Su questo scenario, che analizza il ruolo dei data center in colocation per Cio e cloud provider, Data4 ha definito la propria strategia anche in Italia, “un paese strategicamente molto importante,  con notevoli investimenti fatti da DATA4, specialmente nell’area di Milano”. Lo sostiene Olivier Micheli, Ceo di Data4 Group, di recente incontrato a Milano con Emmanuel Becker, country manager in Italia che gestisce nel nostro Paese una filiale (nell’area ex Italtel a Cornaredo) con una decina di dipendenti, due data center mono cliente (Ibm e SoftLayer) e un terzo con una decina di clienti in colocation.

Secondo la ricerca, condotta su un panel di 2.000 Cio e 500 fornitori di cloud in 15 paesi europei, l’investimento verso la colocation dovrebbe aumentare del 13,6% tra il 2016 e il 2020, un investimento che sarebbe 6 volte maggiore rispetto a quello destinato a data center privati, e i servizi gestiti dovrebbero crescere del 16,1% l’anno. I data center privati aziendali si ridurranno a vantaggio dei data center in colocation: oggi l’80% dei risorse IT nei paesi del nord Europa sono ospitati in colocation, contro il 40% della Francia, il 30% della Germania con un potenziale di crescita molto interessante per il Sud Europa. Secondo  la ricerca, nel 2020 gli operatori di data center in colocation, pur occupando il 6% del mercato globale dei data center, ne rappresenteranno il 40% in termini di spazio occupato e il 45% in termini di capacità elettrica disponibile.

Olivier Micheli, CEO di DATA4
Olivier Micheli, CEO di DATA4

“La roadmap della nostra strategia 2017 va in questa direzione” precisa Micheli che ama definire Data4  “un data center specialist o anche un data center operator” con esperienza in Europa dal 2006, da quando costruì su una ex area Alcatel a Sud di Parigi il primo polo per iniziare a sviluppare il business del data center. In dieci anni, i data center sono passati da uno a quattordici, con un approccio destinato a grandi clienti che vogliono mettere in outsourcing i propri dati, e nel 2017 arriveranno a sedici.

La strategia segue quattro pilastri “fortress, connectivity, converge, intelligence”  precisa Micheli dove per robustezza si intende la determinazione nel costruire un data center su un modello “industriale” con stesse caratteristiche in Francia, Italia o Lussemburgo, garantendo standard di protezione, climatizzazione, servizio, protezione dalle intrusioni fisiche. Con connettività,  il passo va nella direzione di garantire massima connettività a tutti gli operatori di telecomunicazioni ospitati nei data center, permettendo alle aziende di essere connesse all’intero ecosistema. “In questo ambito la connessione diventa tanto importante quanto la climatizzazione e l’elettrificazione del sito  – precisa Micheli -. Abbiamo rilasciato il Connectivity Program nel 2015, accogliendo nei nostri data center operatori di telecomunicazioni, che ci ha portato a rafforzare in Italia la partnership con Retelit, con la quale c’è un co-investimento sulla fibra ottica. Il prezzo dei servizi che offriamo è molto competitivo,  seguendo un modello uguale in tutti i paesi in cui siamo presenti”.  Con convergenza, l’obiettivo è quello di fare diventare il data center un’area in cui convergono sia l’IT delle imprese sia le piattaforme dei cloud provider in ottica di spingere il cloud ibrido. “Oggi il cloud è più maturo di qualche anno fa ma non è ancora adulto – sostiene Micheli -: per questa ragione le aziende utilizzano soluzioni cloud ibride anche per sistemi critici e noi crediamo che il data center sia  il luogo migliore per costruire una IT ibrida per business pubblici e privati.  Stiamo lanciando un progetto ambizioso che aiuti le aziende a costruire le loro soluzioni ibride: un Digital Hub grazie al quale i nostri data center offriranno servizi completi”.  Con intelligenza, il riferimento va alla capacità di rispondere in modo flessibile a qualsiasi esigenza dei cloud provider. “Vogliamo integrare nei nostri data center diversi layer di software per renderli più smart – precisa il Ceo – dotandoli di più intelligenza, trasformandoli da asset passivi a asset dinamici. In sintesi, vogliamo che nostri datacenter siano più intelligenti e non sono solo software defined”.

Numeri a confronto

I dati 2016 rilasciati da DATA4 parlano di 10,2MW di capacità venduta nel 2016 (ossia 3.000 servizi digitali),  24 nuovi clienti (dai 12 del 2015), un market share del 40% a Parigi e del 50% nell’area di Milano, con 50 milioni di euro di investimenti fatti nel 2016. I data center – tier 4, con indicatore di energia PUE pari a 1,2 e un costo di costruzione ridotto del 25% – hanno ottenuto sette certificazioni di qualità e da settembre 2016 vengono costruiti al ritmo di uno ogni sei mesi, rispetto ai nove mesi inziali.

Emmanuel Becker, Country Manager DATA4
Emmanuel Becker, Country Manager DATA4 Italia

Un buon 2016 che, stando a Micheli, porterà a una crescita del 25% del fatturato nel 2017  grazie a nuovi ordini già siglati nel 2016, con la costruzione di due nuovi center a Milano e a Parigi entro l’anno e un investimento ulteriore di 50 milioni di euro. Da febbraio, inoltre, disponibile una piattaforma di servizi professionali per il cloud ibrido, un Digital Hub europeo, accessibile in tutti i data center di DATA4. “I tre principali freni al cloud per alcuni Cio sembrano rimanere la sicurezza di accesso, il livello di coinvolgimento nei servizi, le problematiche della localizzazione dei dati – continua Micheli  -, tutte tematiche che noi fronteggiamo con i nostri servizi e la robustezza dei nostri data center. L’offerta di un Digital Hub  è unica sul mercato per i nostri clienti, una proposta per le aziende che vogliono costruire una struttura di hybrid it. I clienti vogliono un data center che risponda alle esigenze di mitigare i rischi operativi, contenere i costi e garantire la flessibilità”.

 “La sfida – continua –  è costruire un asset che risponda a tutte queste richieste di business, sia dei clienti sia dei cloud provider, garantendo disponibilità, densità, agilità. La nostra strategia è di costruire hub continentali con multi affitti, cioè dei data center in colocation, che permettano sia di estendere le capacità sia di rispondere alle esigenze di esternalizzazione dei clienti, che non voglio più un data center privato, con una ampia gamma di servizi”.

Secondo il management questa strategia porterà a raddoppiare il fatturato dei 50 milioni di euro di quest’anno, di cui una decina rappresentano il giro d’affari in Italia. “Il nostro obiettivo – conclude il Ceo – è di raggiungere i 100 milioni di fatturato entro il 2020, e di raddoppiare anche il fatturato italiano nel prossimo anno fiscale. Abbiamo molti contratti già firmati, che andranno a saldo entro il 2017”.

Alcuni dati sull’Italia

Per quanto riguarda l’Italia, aperta nel 2013, i  dieci dipendenti si interfacciano con una trentina di collaboratori, gestendo i tre datacenter, due legati a Ibm e Softlayer, il terzo consegnato a marzo in colocation,  che ospita ad oggi una decina di clienti. “La nostra politica è di affidare ai partner quei clienti che vogliono un numero ridotto di rack, da 1 a 20 – precisa Emmanuel Becker, country manager in Italia -. Mentre noi gestiamo in colocation i clienti che vogliono fino a 50 rack. Oltre a questa esigenza, i contratti li fanno gli operatori. Il mercato italiano, in particolare, composto da piccole e medie aziende si affida per pochi rack ai carrier e ai cloud provider, che sono appunti i nostri dieci clienti. Il servizio base offerto è uguale per tutti, si fanno personalizzazioni  solo per le proposte wholesales superiori ai 50 rack”. 

L’obiettivo è di costruire sull’ex area Italtel da tre a dieci data center nei prossimi anni, ed già in realizzazione il quarto data center che verrà consegnato entro dicembre 2017.  “La scelta dell’Italia è stata dovuta al fatto che investire in un pase europeo già maturo avrebbe portato a una crescita veloce nei primi anni, ma poi la curva sarebbe stata un asintoto orizzontale – continua Becker -. Invece l’Italia, paese ancora poco maturo, ci permette di impostare una crescita anche nel lungo periodo.  All’epoca del progetto inziale ci avevano consigliato di investire in Nord Europa, perché in Italia le aziende avevano ancora timore ad esternalizzare, ma noi abbiamo visto in questa reticenza potenzialità nascoste”.

Una festa peri i dieci anni di DATA4 si terrà a Parigi il 22 giugno 2017, prima che debutterà la nuova generazione di data center nel 2018, che avrà una scalabilità più ampia e un buon mix tra la vecchia energia tradizionale e le energie rinnovabili, per arrivare a data center con il 100% di energia verde al più presto.