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Cloud, il livello di adozione in Italia, secondo l’inchiesta di Silicon

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

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Parte prima – Lo abbiamo chiesto ai nostri lettori (se hanno il cloud) e anche ai vendor (quale il livello di adozione). Il risultato è che i primi dichiarano di avere iniziato un percorso con l’aiuto di cloud provider e system integrator, i secondi di misurarne la crescita, ma con qualche timore ancora da sfatare

Si parla di cloud, o meglio di quel cloud che come “servizio componibile” le aziende stanno decidendo di annoverare tra i propri acquisti nel 2017. Un pezzo per volta, as a service,  con investimenti che crescono man mano nel tempo, a progetti avviati. Un cloud su misura quello che i nostri  lettori ricercano come l’andamento del mercato conferma: il volume di spesa complessiva raggiunta nel 2016 dai servizi di cloud computing è stato di 3.152 milioni di euro, con un tasso di crescita annuo del 19,5% secondo Assintel, testimoniando il passaggio da una fase di early adoption a un momento di adozione più ampio. Il 64% di grandi imprese (in un panel di 1.000 aziende end user) dichiara di avere intrapreso progetti di sperimentazione e prototipizzazione, così come il 24% di esse dichiara investimenti al di sopra di 1 milione di euro in servizi di cloud computing. Nel quadro di insieme rientrano i programmi della PA per la razionalizzazione dei datacenter ma anche l’espandersi del  cloud anche tra le piccole realtà aziendali, ovviamente con un investimento non così sostenuto.  “Il cloud computing inizia a mostrare i suoi reali benefici e la sua vera efficacia come fondamentale digital enabler dell’intero sistema Paese – recita il rapporto Assintel – sicuramente l’abilitatore chiave nella modernizzazione del data center e la sua evoluzione verso modelli realmente software defined”.
Ma cosa cercano le aziende italiane? Temono progetti complessi? Sono convinte che il cloud oltre che  essere un abilitatore sia anche un “semplificatore” dei loro processi? Lo adottano anche le nostre pmi? Lo abbiamo chiesto ai nostri lettori e ad alcuni vendor attivi su questo mercato, per capire se domanda e offerta hanno oggi un punto di incontro.inchiesta 1 - prima domanda

inchiesta 3Le risposte dei nostri lettori  evidenziano quattro trend: la maggioranza delle aziende ha già adottato soluzioni cloud (il 62% le ha già in casa ma solo il 15% sta valutando di adottarle nel 2017), con un bilanciamento quasi perfetto tra cloud pubblico, privato e ibrido (27%, 29%, 27%) a sopresa rispetto ai vendor che spingono verso soluzioni ibride, componibili (lo vedremo nel corso dell’inchiesta, nelle loro risposte). I servizi già ad oggi in cloud sono quelli più intuitivi (posta e collaboration pesano per il 65%) anche se la parte di storage, vista l’enorme mole di dati da gestire, segue a buon passo (59%). Crm e Analytics crescono al 30%, un andamento che anche alcune vendor (vedi Oracle) segnalano essere iniziato. I workload strategici rimangono però ancora in casa (14%), e il grande salto verso il cloud sarà dato proprio dallo spostamento delle operazioni più a valore, ma si parla di processi più complessi che implicano l’assenso di tutti i livelli di management aziendali. Infine, i lettori amano affidarsi a partner dedicati al cloud: in questo caso system integrator (42%) e  cloud provider (42%) sono gli interlocutori più ricercati  che riescono a calarsi nella singola realtà per portare avanti  processi consulenziali nell’adozione del cloud, sia esso per ridefinire l’infrastruttura, la piattaforma o anche semplicemente il software.
I vendor, che spingono la tecnologia, sanno di doversi affidare a questi partner per andare a cogliere i desiderata delle aziende.

inchiesta 2Oltre che ai lettori, abbiamo rivolto ai vendor tre domande, per capire dal loro punto di vista qual è il livello di adozione di questa tecnologia, se ci sono strumenti concreti per guidarne il passaggio, e quale potrebbe essere la roadmap per spingere il cloud nei progetti di digital transformation delle aziende italiane.

inchiesta 4A livello generale ne è emerso grande interesse, con un livello di adozione più alto del passato ma ancora strada da fare. Persistono barriere all’adozione, tra tutte anche la frammentazione dell’offerta e di soluzioni fra loro non interoperabili. Se da una parte le aziende richiedono maggior flessibilità, dall’altra è bene indirizzare le loro richieste con una semplificazione dell’offerta tecnologia, sulla quale si trovano a dibattere Cio e linee di business.  Ma vediamo nel dettaglio come i vendor hanno risposto alla nostra prima domanda
A che punto è il livello di adozione delle aziende italiane dal vostro punto di osservazione e dai vostri dati? Quali i passi fatti nell’ultimo anno, quali le scelte ancora da affrontare?
Rispondono i manager di Oracle, Microsoft, Ibm, Red Hat, Fujitsu, Intel, Dell Emc, Vmware e Amazon Web Services.

Adozione si, adozione no

I dati confortano tutti i vendor. A livello mondiale, IDC stima che più dell’80% delle organizzazioni IT Enterprise sceglieranno architetture di Cloud Ibrido entro la fine di quest’anno e Gartner afferma che il cloud ibrido sarà la più comune forma di utilizzo del Cloud.  Un recente sondaggio di Forrester Research, condotto per conto di Ibm su oltre 1.000 clienti, ha rilevato che il 38% delle aziende sta realizzando modelli di cloud privati, il 32% cloud pubblici e il 59% sta ricorrendo a forme di cloud ibrido. Sembra, a livello generale, che ormai tutte le imprese abbiano compreso che il cloud rappresenti un forte abilitatore della business transformation, un acceleratore che consente di accedere con facilità a servizi ad alto contenuto di innovazione  (“pensiamo a servizi di cognitive computing, di IoT, di Industry 4.0 e blockchain” precisa Ibm) di  collaborare con tutti i soggetti dell’ecosistema, di pagare i servizi a consumo, di comporre i servizi desiderati, di far evolvere la propria infrastruttura IT con risorse immediatamente disponibili, pagabili in base all’effettivo utilizzo e con le caratteristiche di elevata affidabilità e sicurezza richieste dalle imprese.

Roberto Andreoli, Direttore della Divisione Cloud & Enterprise di Microsoft Italia
Roberto Andreoli, Direttore della Divisione Cloud & Enterprise di Microsoft Italia

Anche la crescita del public cloud del 27% (fonte: Osservatorio Cloud&ICT as a Service del Politecnico di Milano) con un  valore di 587 milioni di euro, ha fatto da traino a molti servizi delle aziende. Se si guarda Microsoft l’adozione di servizi cloud in generale è cresciuta del 32%  “e in particolare Office 365 è cresciuto del 40%  anno su anno, Azure ha registrato +170% e Dynamics CRM Online +182% –  precisa Roberto Andreoli, Direttore della Divisione Cloud & Enterprise di Microsoft Italia -. Dal nostro punto di osservazione possiamo affermare una grande crescita nell’utilizzo di applicazioni che non sono mission critical come la posta elettronica e ancora una certa resistenza da parte delle aziende a reinventare applicazioni innovative. Sicuramente quando si parla di cloud c’è maggiore consapevolezza rispetto allo scorso anno, ma permane una certa diffidenza sui benefici che il cloud può portare a supporto del business aziendale. Per colmare questo gap è necessario investire ulteriormente in formazione e nella diffusione di una vera cultura digitale”.

Andrea Toigo, Direttore Prevendita Server e Storage Emea di Intel Corporation
Andrea Toigo, Direttore Prevendita Server e Storage Emea di Intel Corporation

Una certa resistenza che secondo Andrea Toigo, Direttore Prevendita Server e Storage Emea di Intel Corporation, è dovuta anche alla poca chiarezza intorno alla tematica del cloud, che non aiuta a ridurre la complessità da gestire in azienda, anche se i vendor amano dire che il cloud sia intuito, facile, flessibile. “Oggi  la crescita esplosiva dei dati digitali impone nuovi requisiti, non solo al computing ma anche alle tradizionali architetture di storage e alle reti aziendali, creando colli di bottiglia per le prestazioni e l’agilità dei servizi stessi – argomenta Toigo -. Le aziende devono avanzare lungo la curva di maturità del cloud, estendendo la virtualizzazione oltre il computing per includere lo storage e il networking e quindi passare a livelli superiori di automazione e orchestrazione per il provisioning self-service e gli Sla in tempo reale”. Secondo Toigo, il livello di adozione del cloud da parte delle aziende italiane è più elevato rispetto al passato (oltre il 60% delle imprese nel mondo ritiene oggi il cloud una priorità dell’infrastruttura)  e anche in Italia l’interesse delle aziende è in aumento, con trend di crescita a doppia cifra. Tuttavia, permangono delle barriere per una sua più ampia adozione. “La principale rimane il proliferare di soluzioni frammentate e non interoperabili tra loro – continua Toigo -. Da qui la necessità di mettere a punto standard comuni, caratteristiche chiave e soluzioni in grado di ridurre la complessità: quello che infatti, riscontriamo dal mercato è la richiesta di flessibilità e maggiore scelta nei modelli di implementazione cloud, pur mantenendo il controllo delle risorse più strategiche. Da parte delle aziende c’è una crescente volontà di investire in infrastrutture più evolute definite tramite software (SDI, Software-Defined Infrastructure), ma la possibilità di implementarle direttamente rimane ancora oggi complessa e onerosa in termini di tempo”.   

Soprattutto per le aziende medio piccole, che compongono il nostro tessuto produttivo  con  fatturati contenuti, lo spostamento verso il cloud sta richiedendo più tempo del previsto e, pure avendo la percezione che le  aziende del nostro paese stanno sempre più comprendendo che il cloud è l’infrastruttura abilitante per la loro innovazione dimostrando tassi di crescita significativi (20%,) l’incidenza sul fatturato generale del settore IT è ancora bassa (circa il 3%).

Luigi Scappin, Sales Consulting Director di Oracle Italia
Luigi Scappin, Sales Consulting Director di Oracle Italia

“Ci sono dei settori molto dinamici e altri, come le piccole e media Imprese, che fino ad ora non hanno saputo cogliere appieno il valore del cloud – sostiene Luigi Scappin, Sales Consulting Director di  Oracle Italia -. In Oracle il trend è molto positivo con crescite che sfiorano le 3 cifre sia a livello globale che italiano. E’ una corsa che non si fermerà, nel corso del 2016 abbiamo visto partire i primi progetti di vera IT Transformation a livello architetturale, quella che noi chiamiamo la seconda onda del cloud che segue i primi progetti puntuali realizzati in ambito Software As A Service e IaaS. Inoltre, cominciamo a notare un forte interesse per le applicazioni che vanno sotto il cappello dell’ERP e più in generale del Finance”.  Scappin sostiene che ormai le aziende hanno capito che devono rinnovare i propri processi e lo stanno facendo puntualmente senza pensare a cambiare l’intero ERP ma integrando il vecchio con il nuovo.L’hybrid cloud come lo concepiamo noi prevede la possibilità di avere in cloud oppure on premise i medesimi prodotti e di poter quindi scegliere come gestire i propri carichi – precisa Scappin -. Questo, insieme al livello di sicurezza e di servizio che offriamo sia alla piccola sia alla grande azienda, è un passaggio chiave per poter aiutare le imprese a portare in cloud le applicazioni mission critical”.

Le imprese non vogliono soluzioni standard

Così come Oracle, Microsoft e Intel, anche Ibm ha annunciato i risultati di fine anno, che per il cloud sono stati molto importanti con un giro d’affari di 13,7 miliardi di dollari, in crescita del 35% anno su anno. 

Vito Leotta, Cloud Services Manager di IBM Italia
Vito Leotta, Cloud Services Manager di IBM Italia

“L’adozione del cloud procede a doppia cifra, ma mentre in un prima fase le imprese erano principalmente concentrate su obiettivi di riduzione dei costi, ora la focalizzazione è sulla trasformazione digitale che può essere abilitata da forme di cloud ibrido – precisa Vito Leotta, Cloud Services Manager di IBM Italia  inquadrando il cloud come abilitatore -. Le imprese infatti non sono interessate a soluzioni standard, ma ricercano possibilità di integrare le proprie infrastrutture on premise con il cloud pubblico, anche di diversi fornitori. Relativamente alle titubanze riguardo all’adozione del cloud, notiamo che le aziende hanno intrapreso un deciso processo di riconciliazione con gli inibitori che inizialmente ne frenavano la fruizione. Sicurezza, controllo, prestazioni, ritorno economico: oggi le imprese sanno molto meglio di prima cosa chiedere e cosa aspettarsi dal cloud, hanno chiari i requisiti da soddisfare, e si fa strada una corretta valutazione dei business case”.

Modelli di business che nascono dal fatto che stiamo rapidamente entrando in un’era in cui la grande potenza di calcolo, l’archiviazione digitale e le connessioni di rete globali potranno essere implementate da chiunque “in modo rapido e facilmente come accendere la luce” una pormessa che  trasformerà il modo di fare business in Europa e in tutto il mondo. 

Danilo Poccia, EMEA Technical Evangelist, AWS
Danilo Poccia, EMEA Technical Evangelist, AWS

Lo pensa  Danilo Poccia, EMEA Technical Evangelist di Amazon Web Services, che premia l’azzardo delle aziende italiane: “In Italia, i clienti italiani sono stati tra i primi ad adottare i servizi cloud da quando abbiamo lanciato Amazon Web Services nel 2006 .  Oggi la forte accelerazione da parte delle aziende nell’adozione dei nostri servizi che abbiamo visto all’inizio, continua a registrare tassi di crescita a doppia cifra e in Italia AWS sta portando l’innovazione in molti settori: dalle startup alle grandi aziende, alle organizzazioni del settore pubblico fino al no-profit” . In particolare, negli ultimi 12-18 mesi AWS ha  avuto richieste in quei settori che sono tendenzialmente più lenti nell’adozione di nuove soluzioni. Poccia cita Enel, per l’energia, che ha adottato il cloud per la totalità della propria infrastruttura IT, riducendo  i costi per lo storage e la potenza di calcolo, aumentando al contempo l’efficienza operativa, oppure nel settore pubblico la Corte dei Conti  risparmiando fin da subito 40.000 euro sull’acquisto di nuovo hardware. “Si tratta di soluzioni che offrono un valore aggiunto sia in termini di contenimento dei costi, di agilità e di scalabilità del proprio business che di qualità generale dell’esperienza per l’utente finale, con ricadute positive importanti a livello di reputazione di un brand. Il cloud è una proposta di valore così forte per i clienti che non c’è davvero alcun settore che non possa beneficiare dal passaggio al cloud”.

Un ottimismo comune anche ad Alberto Bastianon, Presales Manager di Dell EMC, che pure sottolineando che ancora diverse aziende ne stanno valutando l’adozione, sono tante le realtà che hanno in programma di passare al cloud nei prossimi mesi.

Alberto Bastianon, Pre-sales manager Dell EMC
Alberto Bastianon, Pre-sales manager Dell EMC

Siamo convinti che anche l’Italia rispecchi, in misura minore, questa tendenza. Certo, l’avanzamento dell’implementazione è ancora irregolare, e molte aziende hanno adottato un approccio graduale.  Ormai da alcuni anni, l’IT aziendale è sottoposto all’azione di forze che stanno modificando sia le infrastrutture sia le strategie di business. Per l’IT questo significa non solo gestire le tecnologie esistenti, ma anche, essere in grado di adattare le infrastrutture tecnologiche ai cambiamenti in atto”.  Nei casi in cui le aziende hanno percepito il valore del cloud computing, nuove prospettive si sono aperte, sostiene il manager: “in Italia le aziende mostrano una crescente consapevolezza delle potenzialità del cloud e della trasformazione digitale quali elementi indispensabili per essere competitivi. E stanno dimostrando di comprendere come il cloud ibrido consenta di accrescere livelli di flessibilità e agilità prima non raggiungibili, permettendo di implementare iniziative di business in modo più veloce, facile e meno costoso. La trasformazione del business digitale è complesso e richiede tempo, e sono ancora molte le sfide che i responsabili IT si trovano ad affrontare, ma il processo è ormai avviato e avanza velocemente” conclude.

Federico Riboldi, marketing product  manager di Fujitsu Italia, sposta l’attenzione sulla percezione del cloud da parte di Cio e Ceo che lo considerano un’opportunità per liberare risorse interne da attività di routine a vantaggio di quelle a maggiore valore.

Federico Riboldi, Marketing product manager Fujitsu Italia
Federico Riboldi, Marketing product manager Fujitsu Italia

“La richiesta oggi è di avere nuovi modelli operativi che prevedono il passaggio graduale di alcuni ambienti infrastrutturali e applicativi al cloud: l’obiettivo è di alleggerire l’IT interno e dedicarlo all’analisi dei dati e alla business intelligence – precisa Riboldi -.  Tipicamente, gli ambiti che vengono esternalizzati fanno leva sui benefici legati all’erogazione dinamica e on demand di risorse virtuali (es. servizi di Disaster Recovery). Per altri ambiti, le aziende demandano a Fujitsu, oltre alla fornitura di risorse IaaS, anche l’erogazione di servizi di gestione e amministrazione di sistemi operativi, middleware, database, network e security nonché dei backup dei dati.  Maggiore resistenza si riscontra invece nei progetti di conversione di ambienti legacy; in questo caso, l’IT tende mantenere un governo diretto, anche se in futuro le cose potrebbero cambiare”. Uno scenario IT attuale, a due velocità, dove non tanto chi utilizza il cloud  ha un vantaggio competitivo, piuttosto sitrovano in una posizione di svantaggio  quelle aziende che non si avvalgano di queste tecnologie.

Alla ricerca di compromessi

Sull’opportunità ritorna anche Luca Zerminiani, Senior Systems Engineering Manager VMware Italia,  vista in termini di flessibilità, efficienza, risparmio, per far fronte alla pressione costante dei cambiamenti del mercato. “Una consapevolezza che si traduce in un livello di adozione crescente del cloud da parte delle aziende” precisa ribadendo come nel recente VMworld anche Pat Gelsinger, CEO di VMware, aveva dichiarato che dieci anni fa, nel 2006, il cloud rappresentava solo il 2% delle attività delle aziende, nel 2011 pesava per il 7%, ma nel 2016, il 15% dei workload era  stato su public cloud, il 12% su cloud privato e il restante 73% in mano all’IT tradizionale. Il breakeven avverrà nel 2021, quando il cloud peserà per il 50%, un mercato da 99 miliardi di dollari.

Luca Zerminiani, Senior Systems Engineering Manager VMware Italia
Luca Zerminiani, Senior Systems Engineering Manager VMware Italia

Una crescita continua quindi, che riscontriamo anche nel nostro Paese – continua Zerminiani -.  In particolare, assistiamo alla ricerca di un compromesso fra l’agilità del cloud pubblico e la protezione dai rischi del cloud privato. In questo senso, il cloud ibrido rappresenta la risposta migliore, perché consente alle aziende di estendere il data center e le applicazioni al cloud in modo semplice e sicuro. La flessibilità e la possibilità di scelta del cloud ibrido garantiscono di contenere i costi, minimizzare i rischi e creare un ambiente sicuro”.  Tuttavia, secondo Vmware,  resta ancora molto da fare: sebbene le aziende abbiano ben chiaro che il cloud rappresenti un abilitatore del business e che fornisca l’agilità necessaria a competere in un contesto complesso, ci sono ancora delle barriere culturali da superare: “Le aziende devono modificare il modo di vedere l’IT e le sue modalità di implementazione, una trasformazione culturale importante tanto quanto l’implementazione della tecnologia”.

I dati raccolti da Red Hat, infine,  rivelano un mercato in crescita, nel quale il grosso degli investimenti riguarda l’infrastruttura, ma anche la spesa delle aziende per il public cloud. “Gran parte di questi investimenti restano ancora legati però alle grandi imprese, mentre le pmi italiane sembrano essere ancora al palo”  sostiene Danilo Maggi, Marketing Manager di Red Hat Italia -. “Se ci focalizziamo sulle soluzioni IaaS possiamo dire, dai dati in nostro possesso, che in Italia soluzioni pubbliche e private sono equamente suddivise mentre le soluzioni PaaS nelle grandi aziende segnano una crescita particolare in ambito privato. Queste tecnologie mettono più in evidenza la necessità di una collaborazione ancora più stretta tra la direzione IT e le linee di business. Forse da questo punto di vista le aziende italiane devono evolversi, non solo adottando nuove tecnologie nella nuvola, ma adeguando la struttura dell’azienda stessa alla nuova realtà”.

Danilo Maggi, Marketing Manager, Red Hat Italia
Danilo Maggi, Marketing Manager Red Hat Italia

Ne emerge una fotografia articolata, con punti di vista simili tra la necessità di trasformazione e le barriere all’adozione.  Se contenere i costi, minimizzare i rischi e creare un ambiente sicuro sono aspetti ormai assodati, resta la resistenza nei progetti di conversione di ambienti legacy.
Non a caso i nostri lettori hanno dichiarato di aver portato in cloud solo il 14% dei workload strategici, dato che motiva i vendor affinché spingano perché le aziende spostino i carichi di lavoro mission critical.
Nel complesso ne esce una fotografia uniforme: si va indiscutibilmente tutti verso il cloud, le pmi più a rilento. Ma bisgna fre chiarezza sugli strumenti per agevolarne il passaggio, che saranno oggetto di un altro articolo, la seconda parte della nostra inchiesta.

Con una seconda domanda ai vendor abbiamo chiesto di focalizzarsi sul cloud ibrido (Il Cloud ibrido sembra la scelta che ad oggi riesce a coniugare le esigenze di diverse realtà. Quali gli strumenti concreti per smovere le aziende?) econ una terza domanda di definire una roadmap chiara  verso il cloud, anche per le pmi.  Nelle prossime settimane continuerà  il nostro viaggio verso il cloud.