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AWS Summit, il cloud ha superpoteri

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Il cloud come un supereroe. E’ Marco Argenti, VP Mobile e IoT di AWS, a fare il punto sulla strategia di Amazon Web Services, spiegando che il cloud abilita in modo veloce, flessibile, profondo il cambiamento. Enel e Gruppo Editoriale due casi italiani

E’ Luca Giuratrabocchetta, country manager AWS Italia, a dare il benvenuto agli oltre 1.500 partecipanti all’AWS Summit 2017 di Milano che, con oltre 15 sessioni tecniche e 18 soluzioni dei partner, ha parlato di contenuti, portato testimonianze e raccontato cosa con il cloud si può fare. “Ma dove sono le aziende italiane nel loro percorso cloud? –  provoca il manager aprendo la plenaria -.  Non saremmo qui, senza il supporto dei nostri partner, in particolare  Accenture e Cloud Alliance, che portano innovazione ai clienti e spingono per far capire come il cloud possa portare una vera trasformazione al business”.  I partner, anello importante nella community che AWS sta creando attorno al cloud: “I training partner sono fondamentali per capire gli skill per sfruttare appieno le possibilità del cloud, importanti per costruire percorsi di certificazione – continua Giuratrabocchetta -.  E se il marketplace è un nuovo modello di provisioning, importante, quello che più conta sono i feedback dei nostri clienti, e di quelli che ancora non lo sono”. Molti in sala tra quest’ultimi, curiosi di capire le strategie e le opportunità legate alla trasformazione che il cloud abilita nelle loro aziende.

Marco Argenti, VP Mobile e IoT di AWS
Marco Argenti, VP Mobile e IoT di AWS

I numeri mondiali di AWS li snocciola invece Marco Argenti, VP Mobile e IoT di AWS: un’azienda da 14 miliardi di dollari di fatturato su 12 mesi con una crescita anno su anno del 43%, che dimostra quanto sia trainante il mercato complessivo del cloud e quante siano le opportunità aperte, che non riguardano solo le start up “per le quali il cloud è una scelta predefinita, utilizzato come elemento di differenziazione e di vantaggio competitivo, vedi Airbnb”  ma anche per  le grandi aziende enterprise, che devono mettere il cloud al centro di strategie di breve e lungo termine. “Oggi ogni possibile settore dell’industria usa il cloud”  sostiene Argenti e ritorna a ribadire il modello dei go-to-market di AWS anticipato da Giuratrabocchetta.
Il ruolo dei partner, definiti “tessuto connettivo tra tecnologia e clienti”,  è fondamentale nell’aiutare le grandi aziende nella migrazione verso il cloud e vede pronta una nuova generazione di partner innovativi, che ha fatto la scelta di lavorare solo  sul cloud. “Sul marketplace di AWS  ci sono oggi oltre 3.800 soluzioni software Saas, realizzate da 1.200 sviluppatori che hanno interessato 135.000 clienti. Un risultato che viene premiato anche da Gartner che mette AWS al primo posto per completezza di visione e capacità di esecuzione della strategia” .

A che punto siamo nell’evoluzione del cloud?

Se nel 2014 AWS aveva dichiarato che il cloud era la nuova normalità, quando  ancora ci si chiedeva perché andare in cloud, oggi ormai la leva per spingere l’adozione è chiedersi perché non in cloud, dal momento che “porta ad avere un maggiore controllo sul proprio destino, riporta in azienda competenze date in outsoucing, ispira le società ad essere artefici del proprio futuro, a poter fare di più. Trasforma i nostri clienti in “supereroicontinua Marco Argenti, che abitualmente lavora nella sede di AWS a Seattle.

Luca Giuratrabocchetta, country manager AWS Italia
Luca Giuratrabocchetta, country manager AWS Italia

E da qui la metafora del cloud come un supereroe con i quattro poteri dei personaggi fantastici.

Il primo superpotere è la velocità, supersonica, per scalare i server in pochi minuti e non più in anni o settimane come in passato. “Il superpotere di poter crescere in tempo reale con il proprio business e questo accelera e aiuta la  crescita”  sintetizza. La presenza di region con datacenter ridondati e  bilanciati che garantiscano l’Availabilty Zone è lo zoccolo sul quale costruire tutti i servizi.
“Oggi abbiamo 42 zone di disponibilità in 16 regioni e stiamo lavorando per lanciare 8 Avalilabity Zone in altre 3 region annunciate quest’anno. Questo ci garantisce di avere i tre pilastri del cloud – computing, storage e soluzioni di database –  distribuiti e la più grande rete di edge computing vicino ai clienti, dove si origina il traffico di Internet. E’ per questo che i nostri solution architect siedono con i clienti per discutere con loro la soluzione ottimale per la loro trasformazione, offrendo anche servizi professionali per scrivere codice applicativo e formare competenze dentro la loro azienda”. 

Punti di forza per Argenti rimangono capacità di realizzare feature (“3 nuove capacità in media ogni giorno sono rese disponibili dalla piattaforma, per un totale di 1.017 nuove capacità quest’anno”), profondità dell’offerta,  sicurezza end to end con livelli di permission molto particolari, sicurezza  infrastrutturale e di networking, flessibilità della rete con la possibilità di definire parte della cloud come estensione della rete aziendale.

AWS Summit 2017_4Il secondo superpotere è l’invisibilità, perché con il cloud l’infrastruttura “sparisce agli occhi del cliente”  che non si deve preoccupare della gestione affidata a AWS e può concentrarsi sul proprio business.  “Oggi si lavora sul concetto di microservizi e di container. Si divide l’applicazione monolitica in piccole soluzioni indipendenti,  per evitare che un crash in una applicazione possa creare crash a catena: una flessibilità che riduce i costi e che permette agli sviluppatori di lavorare in modo indipendente  tra le vari componenti (separation of concerns  o SoC).  A questa si affianca la grande rivoluzione dei container, che grazie all’alto livello di virtualizzazione, portano la stessa applicazione in ambienti diversi senza modifiche, dal momento che il container contiene al suo interno tutto ciò che è necessario all’applicazione per poter funzionare”.

Il terzo superpotere è la libertà di fare le proprie scelte, di volare, con sistemi liberi da costi di lock-in e senza condizioni di licensing proibitive. “Negli ultimi 20 anni abbiamo visto il passaggio dai server fisici, alle macchine virtuali, ora ai container. Parleremo sempre più in futuro di Serverless, un’era in cui il server diventerà  invisibile, perché si parlerà del concetto di scalabilità della richiesta stessa non del server. Due anni fa abbiamo lanciato i servizi Serverless, che permettono di portare il  costo a zero se la vostra applicazione non ha utenti, e che fanno scomparire problematiche come quella del Fault Tollerance. Cuore dell’offerta  Serveless è il servizio Lambda che permette di scrivere direttamente il codice sulla console  indipendentemente dalla piattaforma”.

Il quarto superpotere è la vista a raggi X, per guardare dentro ai dati, analizzarli, sfruttarli senza preoccuparsi dello schema del database. “La precognition , il prevedere il futuro con una certa accuratezza, è il fenomeno alla base del business di Amazon che prevede domanda degli utenti, tempi di consegna, tipologia di ordine, sistema di raccomandation… Stiamo passando da Big Data Analitico a Big Data Predittivo, per creare business nuovi, grazie a modelli di machine learning, già interessanti per il mondo assicurativo o immobiliare. La promessa dell’intelligenza artificiale è quella di rendere il business più intelligente, non solo le applicazioni. Questo implica il passaggio da automazione a autonomia in cui alcuni processi prendono decisioni per conto dell’utilizzatore dell’app, trasformando il business da processi a intelligenza artificiale. Il tempo reale per la predizione è tutto. Si parte dai dati, si crea un applicativo da distribuire sul cloud e sull’edge, direttamente sul dispositivo”.

Enel e Gruppo Editoriale, alcuni casi

Alcuni clienti che hanno beneficiato della copertura della capacità cloud di AWS sono Quantas, compagnia aerea australiana che per calcolare una nuova rotta tra Sydney e Texas ha sfuttato nuovi modelli predittivi, più efficienti dal punto di vista della navigazione e più economici. “Sul cloud i tempi di elaborazione dei dati  sono ridotti di 100 volte, da ore a secondi. Non è mai solamente una riduzione dei costi, ma un impatto anche sui ricavi, andando più velocemente e prendendo decisioni in tempo reale. Il cloud come trasformazione del modello di business rende possibile modelli che non erano possibili prima”  precisa Argenti.

Oppure Discovery Communications, un media americano, che nelle Olimpiadi Invernali del 2018 porterà il concetto di personalizzazione del canale on demand a livello estremo. “Il canale di un singolo nuotatore ad esempio, grazie  alla velocità di innovazione e analisi dei dati in cloud. Durante un evento come le Olimpiadi i vincoli di tempo sono essenziali, esempi di un business che non era possibile prima. Il cloud è un elemento trasformativo del business”.

Tra gli esempi italiani è il Gruppo Editoriale  che edita l’Espresso dove l’esperienza di gestione del sito di Repubblica.it,  da una anno basato su AWS, garantisce una copertura redazionale 24 ore, con 1.600.000 utenti unici, di cui 700.000 utenti da mobile con 700.000 sezioni video. “Ma non tutti i giorni sono normali: la nostra missione è garantire accessibilità, qualità, ricchezza  di  informazione su tutte le piattaforme in ogni momento qualunque cosa accada – ha dichiarato Luigi Lobello, Cto divisione digitale di Gruppo Editoriale -. Quanto succede un evento importante con forte impatto sugli utenti noi diventiamo punto di riferimento per rimanere aggiornati. In un minuto gli utenti possono anche raddoppiare e in 13 minuti crescere del 200% con un + 300% di pagine viste. In tutto questo siamo riusciti a mantenere l’accessibilità dei nostri contenuti con un uptime del 100%. Caso anomalo sui contenuti video: se ci sono video con forte impatto  si può arrivare ad avere crescita del consumo di banda del 400% in 20 minuti. L’approccio statico all’interno di un data center non era più sostenibile perché avremmo dovuto mantenere una infrastruttura fissa per fare fronte ai picchi, avremmo dovuto avere un team reperibile 24 ore per gestire interventi occasionali, data center con 30-40 gigabit di banda istantanea. Tutto questo non era sostenibile né da un punto di vista operativo né economico”.

Marco Argenti con Carlo Bozzoli di Enel
Marco Argenti con Carlo Bozzoli di Enel

Oppure il caso di Enel, che  “procede con molto rigore, ad alta velocità il viaggio verso il cloud” precisa Carlo Bozzoli, direttore Information & Communication Technology Globale, ricordando il percorso di nove  mesi verso il cloud di AWS, con la migrazione di 6000 server e quasi 80% della infrastruttura. “Ma non ci siamo fermati qui – precisa -. Il cloud è punto di partenza per trasformare l’azienda non punto di arrivo, è una necessità per reinventarsi e competere su altri campi”.  A novembre dello scorso anno l’annuncio della strategia digitale del gruppo a Londra  porterà nel  2018 Enel ad essere un’azienda da cloud first a cloud only.  Arriveremo a dire che non abbiamo più un data center in gestione: oggi ne abbiamo ancora uno,  dai dieci del passato. Adottiamo un modello di cloud ibrido perché abbiamo dei vertical dove andiamo end to end. Ma per noi il passaggio al cloud è stato un processo di in-sourcing del nostro cervello”. 
Il consiglio? “Non avere paura di sbagliare, un progetto copia e incolla nel cloud non c’è: il cloud è una leva per competere nei diversi mercati, molto importante è definire la governance del progetto oltre a scegliere partner giusti: nel nostro caso strategici sono stati Accenture e Reply. Il cloud è per noi  una grande opportunità per ridisegnare i processi, per competere in modo diverso, per garantire una consapevolezza dei consumi. L’energia sarà sempre più software e sempre meno hardware. Se non cambiamo siamo destinati a scomparire dal mercato. Partendo dal cloud arriveremo a Intelligenza Artificiale  As a Service, a prendere decisioni direttamente dagli oggetti e l’edge computing sarà un abilitatore. Se il passaggio al cloud lo fa un’azienda delle nostre dimensioni, lo possono fare tutte le aziende italiane”.  

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