CloudIaas

Anche IBM punta al serverless computing con OpenWhisk

Giornalista e collaboratore di TechWeekEurope, si occupa professionalmente di IT e nuove tecnologie da oltre vent'anni e ha collaborato con le principali testate italiane di settore

Follow on: Linkedin

La piattaforma di serverless computing di Bluemix è ora disponibile a tutti gli sviluppatori, puntando sulla forza dell’open source

Uno dei trend architetturali del momento in ambito cloud è quello del serverless computing. Riguarda nello specifico i servizi IaaS e può essere considerato come una ulteriore evoluzione del modello a micro-servizi che è diventato molto popolare nello sviluppo di servizi applicativi collegati al mondo mobile. La differenza tra il modello “tradizionale” IaaS sta in quella dicitura serverless: ovviamente non sta a significare che da qualche parte nella nuvola non ci sia alcun server a eseguire il codice legato ai servizi, ma che la parte di computing non è un aspetto di cui chi sviluppa si deve occupare.

Il modello del serverless computing (detto anche FaaS, da Function-as-a-Service) è basato sui concetti – non sempre specificati perfettamente, a dire il vero – di eventi e di trigger, intesi entrambi come elementi che devono scatenare il verificarsi di certe azioni collegate e gestite in cloud. In un ipotetico servizio di ridimensionamento automatico delle fotografie, ad esempio, il caricamento online di una immagine è un evento che attiva l’azione di elaborazione grafica.

L’aspetto peculiare è che questa azione non viene eseguita – dal punto di vista dello sviluppatore – da una macchina virtuale da avviare e da configurare, piuttosto che da un’applicazione containerizzata di cui gestire le istanze. Viene eseguita dalla piattaforma di serverless computing in senso lato, secondo le sue modalità di funzionamento e programmazione.

L'architettura di massima di OpenWhisk
L’architettura di massima di OpenWhisk

AWS ha lanciato da qualche tempo la sua offerta di serverless con Lambda, seguita da Microsoft con le Azure Functions. Ora IBM risponde con OpenWhisk, piattaforma che era in fase di test e che è stata resa disponibile a tutti gli utenti di Bluemix. La carta che gioca IBM rispetto alla concorrenza è che OpenWhisk è anche un progetto open source sotto l’ombrello Apache, quindi può contare su una community di sviluppatori potenzialmente più ampia.

OpenWhisk si struttura come un servizio distribuito di elaborazione in cui la logica applicativa (le azioni) si attiva in reazione a eventi specifici o su richieste esplicite di applicazioni web e mobili, via HTTP. Gli sviluppatori si devono occupare solo delle azioni, certi che queste saranno eseguite dalla piattaforma a ogni richiesta ed evento o condizione scatenante.

Insieme al rilascio definitivo della piattaforma, IBM ha annunciato alcuni ampliamenti a OpenWhisk. Tra questi si segnalano il debugging istantaneo per le azioni scritte in NodeJS, Python e Swift; l’integrazione con MessageHub, un servizio Apache Kafka ospitato da Bluemix; una estensione per Visual Studio Code e vari miglioramenti all’interfaccia utente.